In collaborazione con l'Associazione medici endocrinologi (Ame)

Negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento della terminologia in ambito di patologia epatica, da NAFLD (steatosi epatica non alcolica) a MAFLD (steatosi epatica associata a disfunzione metabolica), fino alla più recente MASLD (malattia epatica associata a disfunzione metabolica) [1]. Per alcuni aspetti tali condizioni risultano sovrapponibili e l’insulino-resistenza ne rappresenta un importante fattore patogenetico [1].

La menopausa è definita come la cessazione permanente delle mestruazioni, confermata retrospettivamente dopo 12 mesi consecutivi di amenorrea. La transizione che precede la menopausa, comunemente chiamata perimenopausa, inizia in genere tra i 40 e i 50 anni e può durare dai quattro agli otto anni. Questo periodo è caratterizzato da fluttuazioni della funzione ovarica e da una graduale modifica ormonale, con una diminuzione dei livelli di estrogeni e progesterone e cambiamenti compensatori delle gonadotropine.

Gli agonisti del recettore del GLP-1 (GLP-1RA), quali dulaglutide, liraglutide e semaglutide, così come i doppi agonisti GIP/GLP-1 (tirzepatide), sono ampiamente impiegati nella pratica clinica e si dimostrano altamente efficaci nel trattamento del diabete mellito di tipo 2 e dell’obesità e delle loro complicanze.

L’infertilità rappresenta una condizione clinica con una prevalenza stimata di circa il 7% nella popolazione maschile generale, contribuendo a circa il 40–50% dei casi di infertilità di coppia [1]. L’eziologia rimane sconosciuta in circa il 50% dei casi [1]. Obesità, sindrome metabolica, abuso di alcol, fumo ed esposizione a tossici ambientali sembrano rivestire un ruolo determinante [2]. Il processo infiammatorio cronico che caratterizza tali condizioni si associa ad un incremento delle concentrazioni di specie reattive dell’ossigeno (ROS) nel liquido seminale [1, 3].

Nella malattia renale cronica (Mrc) la dieta non è solo una prescrizione: è parte integrante della terapia. Eppure, nella pratica clinica, l’attenzione si concentra spesso su cosa mangiare e molto meno su come gli alimenti vengono preparati. Le linee guida definiscono obiettivi nutrizionali ed elettrolitici, ma dedicano ancora poco spazio all’effetto delle tecniche di cottura su minerali, consistenza, sapore e accettabilità del pasto. È proprio in questo spazio che si inserisce la precision cooking, un approccio che applica alla cucina gli stessi principi della nutrizione di precisione: modulare in modo intenzionale tempi, temperature, quantità di acqua, umidità, pressione e trasformazioni meccaniche per ottenere piatti più sicuri, più gradevoli e più adatti ai bisogni del paziente.

L’invecchiamento virtuoso, inteso come il mantenimento di una buona salute metabolica, cognitiva e funzionale in età avanzata, rappresenta oggi una priorità di sanità pubblica. In questo contesto, alimentazione e nutraceutica emergono come strumenti chiave per promuovere il mantenimento dell’autonomia funzionale, dell’integrità cognitiva e di un buon equilibrio metabolico. Le evidenze scientifiche più recenti indicano che la qualità complessiva della dieta, più che il singolo nutriente, gioca un ruolo determinante nel modulare i processi biologici dell’invecchiamento.

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