In collaborazione con l'Associazione medici endocrinologi (Ame)
Negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento della terminologia in ambito di patologia epatica, da NAFLD (steatosi epatica non alcolica) a MAFLD (steatosi epatica associata a disfunzione metabolica), fino alla più recente MASLD (malattia epatica associata a disfunzione metabolica) [1]. Per alcuni aspetti tali condizioni risultano sovrapponibili e l’insulino-resistenza ne rappresenta un importante fattore patogenetico [1].
Nella malattia renale cronica (Mrc) la dieta non è solo una prescrizione: è parte integrante della terapia. Eppure, nella pratica clinica, l’attenzione si concentra spesso su cosa mangiare e molto meno su come gli alimenti vengono preparati. Le linee guida definiscono obiettivi nutrizionali ed elettrolitici, ma dedicano ancora poco spazio all’effetto delle tecniche di cottura su minerali, consistenza, sapore e accettabilità del pasto. È proprio in questo spazio che si inserisce la precision cooking, un approccio che applica alla cucina gli stessi principi della nutrizione di precisione: modulare in modo intenzionale tempi, temperature, quantità di acqua, umidità, pressione e trasformazioni meccaniche per ottenere piatti più sicuri, più gradevoli e più adatti ai bisogni del paziente.
Le malattie cardiovascolari aterosclerotiche (Atherosclerotic cardiovascular diaseases - Acvd) rappresentano la principale causa di mortalità a livello globale e di disabilità nei Paesi occidentali. Numerosi fattori di rischio contribuiscono all’insorgenza delle Acvd, classificabili in non modificabili (sesso maschile, età, familiarità) e modificabili (diabete mellito, obesità, tabagismo, ipertensione arteriosa, dislipidemia). Un’elevata concentrazione di colesterolo Ldl rimane un fattore di rischio maggiore per lo sviluppo delle Acvd e numerosi studi evidenziano che fino al 70–80 % delle malattie cardiovascolari nei soggetti affetti da diabete mellito è correlato a dislipidemia.
Il Diabete tipo 1 è una forma autoimmune di diabete che determina la distruzione della beta-cellula. La sua prevalenza è in rapido aumento sia in ambito pediatrico, sia nell’adulto e rappresenta una sfida in termini clinici e di organizzazione sanitaria. In Italia sono circa 300 mila le persone con diabete tipo 1 e la giovane età di insorgenza e la lunga aspettativa di vita rendono pertanto indispensabile un precoce e stabile compenso glicemico mirato a prevenire le complicanze croniche della patologia e a impedire lo sviluppo di altre condizioni morbose acute come. per esempio, la chetoacidosi o la ipoglicemia severa.