Si chiama sindrome dell'ovaio policistico (PCOS), ma forse è arrivato il momento di "ribattezzarla". Come? E, soprattutto, perché? Le risposte si trovano in “Sindrome dell'ovaio policistico. Tra nutrizione e stile di vita” (V. Unfer, A. Colao; Franco Angeli, 146pp.; 20 Euro).
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una endocrinopatia che interessa il 4-12% delle donne in età riproduttiva. Tra le caratteristiche della PCOS vi è la insulino-resistenza, che contribuisce all’accumulo di grasso in sede viscerale, con rischio di sviluppare obesità, ridotta tolleranza glucidica, ipertensione arteriosa, sindrome metabolica, diabete mellito tipo 2, disfunzione endoteliale, dislipidemia, aterosclerosi, iperplasia e carcinoma dell’endometrio.
Negli ultimi decenni, l’acido ellagico ha attirato l’attenzione scientifica per la sua vasta gamma di attività biologiche e per i numerosi bersagli molecolari. Ne sono ricche bacche e frutta secca. In particolare: more, noci, melagrana, lamponi, fragole, bacche di Goji, uva, pesche.
Per le donne in età riproduttiva, la sindrome dell'ovaio policistico (Pcos) è una condizione endocrina eterogenea che porta a disfunzione metabolica piuttosto frequente: problemi mestruali, iperandrogenismo, infertilità, ma anche sindrome metabolica e insulino-resistenza.