Lo xilitolo, zucchero alcolico presente naturalmente in piccole quantità in molti frutti e verdure, ma utilizzato anche abbondantemente come dolcificante dall’industria alimentare, rischia di finire presto nell’elenco dei potenziali nemici della salute cardiovascolare. A suggerirlo, uno studio condotto da ricercatori della Cleveland clinic e pubblicato sull’European heart journal.

Due studi italiani, presentati al recente congresso nazionale della Sigenp (Società italiana di gastroenterologia e nutrizione pediatrica) tenutosi a Palermo, identificano nei cibi ultraprocessati i responsabili di sindrome metabolica ed esofagite eosinofila.

La dieta mediterranea è un modello alimentare sostenibile e sano, che però solo in pochi casi viene seguito dagli italiani in modo completo. A mostrare un’ottima aderenza è solo il 5% degli adulti, mentre la stragrande maggioranza si attesta su un livello moderato. Questi i dati principali di un’indagine denominata Arianna (Aderenza alla dieta mediterranea in Italia), condotta dall’Istituto superiore di sanità (Iss), diffusi lo scorso 16 ottobre in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione e pubblicati recentemente sulla rivista Frontiers in Nutrition.

La composizione corporea in soggetti obesi o in sovrappeso varia in funzione dell’età e del genere. Alla luce di ciò, l’Indice di massa corporea (Bmi) si rivela un indicatore obsoleto e fuorviante e sono necessarie ricerche future per identificare nuovi strumenti in grado di monitorare tali cambiamenti in questa specifica popolazione. Queste le conclusioni di uno studio osservazionale pubblicato su Nutrients e condotto da un gruppo di ricerca guidato da Laura Di Renzo, direttore della scuola di specializzazione in Scienza dell’alimentazione e preside della facoltà di Farmacia dell’Università Tor Vergata di Roma.

 

L’infiammazione sistemica cronica low grade o di basso grado (ISC) è un meccanismo eziopatogenetico comune a molte patologie cronico-degenerative quali malattie cardiovascolari, diabete mellito tipo 2, numerosi tumori e patologie neurodegenerative. È una condizione patologica subdola, senza un quadro clinico specifico e, quindi, essenzialmente occulta e silente per anni, ma con conseguenze importanti dato il suo rilevante impatto sull’inizio e successiva progressione di patologie cardiometaboliche e non solo.

Stop ai claim salutistici legati agli effetti sulla colesterolemia degli integratori contenenti monacolina K. A stabilirlo, il nuovo Regolamento Ue n. 2024/204 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea lo scorso 30 luglio e in vigore dal 19 agosto. Sulle confezioni, dunque, non potrà più trovarsi scritto: “La monacolina K da riso rosso fermentato contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue”.

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