Confronto acceso tra esperti, sulle colonne del New England journal of medicine, in merito al valore nutrizionale proteico degli alimenti a base vegetale. Tutto nasce da una review, pubblicata ad aprile sulla medesima rivista, in cui gli Autori, Steven B. Heymsfield, del Pennington Biomedical Research Center di Los Angeles e Sue A. Shapses, della Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, nel dare indicazioni su energia e macronutrienti durante l'arco della vita, segnalavano alcune limitazioni nell’apporto di aminoacidi essenziali con una dieta a base vegetale.
Un’intera sessione del 14.mo Congresso nazionale Sinut (Società italiana di nutraceutica), tenutosi di recente a Bologna, è stata dedicata al tema della sicurezza in ambito nutraceutico. Tre i casi portati all’attenzione: l’Epigallocatechin-gallato (Egcg), l’Acido alfa-lipoico (Ala) e il Riso rosso fermentato (Ryr).
La rivista Nutrients ha pubblicato di recente un numero speciale dal titolo “Dietary supplements in cardiovascular and metabolic diseases”. L’editoriale di apertura e commento è stato affidato a Bruno Trimarco e Gaetano Santulli, del dipartimento di Scienze biomediche avanzate, Aou Federico II di Napoli.
Nelle cellule endoteliali, bassi livelli di magnesio (Mg) promuovono l'acquisizione di un fenotipo pro-infiammatorio e pro-aterogeno, attraverso molteplici meccanismi che influenzano la fisiologia endoteliale. Ulteriore conferma, da un recente lavoro pubblicato su Nutrients, sotto il coordinamento di Jeanette A. Maier, del dipartimento di Scienze biomediche e cliniche dell’Università di Milano.
La crusca di riso è un sottoprodotto ottenuto dalla macinazione, che contribuisce a quasi il 10% del peso del chicco intero, ma è tutt’altro che uno scarto di lavorazione. È infatti composta dal 12-18% di olio, che contiene, tra i tanti fosfolipidi, orizanolo, squalene, fitosteroli, tocotrienoli e tocoferoli. Prove emergenti suggeriscono che la crusca di riso e i suoi derivati possono esercitare effetti benefici in caso di disturbi metabolici e stress ossidativo.
L’attuale dimensione epidemica dell’obesità ha incrementato le patologie cardiovascolari e metaboliche croniche. Queste condizioni cliniche vengono affrontate con efficacia variabile mediante varie strategie (miglioramento degli stili di vita, approcci farmacologici, chirurgia bariatrica). In questo contesto si colloca la dieta chetogenica, che oltre a indurre una diminuzione di peso si associa anche alla riduzione del rischio cardiovascolare e metabolico, anche in soggetti a basso rischio iniziale.
