La sindrome metabolica rappresenta una delle sfide più complesse della medicina contemporanea: un intreccio di disfunzioni che coinvolgono metabolismo, infiammazione e regolazione energetica. Superare l’approccio tradizionale, basato su singoli bersagli terapeutici, è oggi una necessità sempre più evidente. In questa intervista, Lucia Malaguarnera, Ordinario di Patologia generale e Immunologia all’Università di Catania, ci guida attraverso i risultati della sua recente review pubblicata su Nutrients, proponendo una visione “multitarget” della sindrome metabolica. Al centro dell’analisi emerge il fico d’India, non solo come alimento, ma come modello di intervento nutrizionale capace di agire su reti biologiche integrate.
C’è molto interesse da parte della comunità scientifica intorno alla capacità degli estratti vegetali di mitigare i fattori di rischio legati alla sindrome metabolica. Del tema, si è occupata una recente review pubblicata su Nutrients che ha affrontato la questione sotto il profilo dell’efficacia e della sicurezza degli attivi, nonché delle innovazioni tecnologiche correlate allo sviluppo dei prodotti. A parlarcene, Maria Daglia, docente di Chimica degli alimenti presso l'Università di Napoli Federico II e coordinatrice del lavoro.
Il bergamotto è un frutto appartenente alla famiglia degli agrumi, tipico delle coltivazioni del Sud Italia e in particolare della Calabria. È noto per la sua ricchezza in polifenoli che gli conferiscono attività antiossidanti, antiinfiammatorie e ipocolesterolemizzanti. Recentemente, è stato scoperto che la frazione polifenolica del bergamotto è in grado di produrre benefici significativi nella prevenzione della NAFLD sia in studi preclinici che in sperimentazioni cliniche. Gli effetti sono stati associati a un significativo miglioramento del controllo glicemico e a una riduzione dei biomarcatori infiammatori associati alla NAFLD.
Il latte di cammello (Camelus dromedaries o cammello arabo) è noto come l'oro bianco del deserto e ha ricevuto nell’ultimo decennio notevole attenzione da parte delle comunità scientifiche e mediche. Ha infatti un grande valore nutritivo caratterizzato dalla presenza di una pletora di nutrienti essenziali, un'alta percentuale di β-caseine facilmente idrolizzate ed è privo di β-lattoglobulina che induce allergie. È, inoltre, ricco in costituenti bioattivi e possiede un alto contenuto di vitamine e minerali e ingredienti funzionali come immunoglobuline, lattoferrina, lisozima e lattoperossidasi, che lo rendono un alimento interessante nella prevenzione e nella gestione di molte malattie croniche e acute.