La steatosi epatica di origine metabolica (MASLD, Metabolic Dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease; in precedenza steatosi epatica non alcolica), è caratterizzata da un elevato accumulo di grasso nel fegato di individui che consumano quantità ridotte/nulle di alcol. La MASLD è una patologia epatica molto diffusa in Italia e nel mondo e colpisce circa il 25-30% della popolazione, con maggiore prevalenza nei paesi con tassi elevati di obesità, diabete mellito tipo 2 e sindrome metabolica, di cui è la componente epatica. La MASLD comporta un accumulo di grasso negli epatociti ma non infiammazione.

Un’integrazione di vitamina D alla dose di 600 Ui/die è in grado di abbassare la pressione sanguigna nelle persone anziane obese. Questi i risultati di uno studio pubblicato di recente sul Journal of the endocrine society.

 

Uno studio condotto dall’Unità di ricerca di Epidemiologia e Prevenzione dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’Università Lum di Casamassima, dimostra che un elevato consumo di alimenti ultra-processati è associato all’accelerazione dell’invecchiamento biologico, indipendentemente dalla qualità nutrizionale della dieta. I risultati sono stati pubblicati sull’American journal of clinical nutrition.

Prove sempre più numerose mostrano il beneficio che i componenti dietetici esercitano sulla salute cardiovascolare attraverso effetti epigenetici. Una recente review, pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Nutrients, ha preso in esame i meccanismi alla base di questi effetti, necessari per sviluppare interventi dietetici efficaci per prevenire e curare le malattie cardiovascolari (Cvd), fornendo utili indicazioni per la pratica clinica e per future ricerche. A parlarcene, tre degli autori, Paola Bontempo dell’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, Luigi De Masi del Cnr e Daniela Rigano dell’Università di Napoli ‘Federico II’.

Isolamento sociale nemico di una corretta alimentazione in età avanzata. Questa la conclusione di uno studio condotto da ricercatori dell’University College di Londra, in corso di pubblicazione sulla rivista Age and Ageing.

Tassare le bibite in relazione al loro contenuto in zuccheri può incidere pesantemente sui consumi, in particolare tra le fasce economicamente più deboli della popolazione. A suggerirlo, una ricerca della University of Washington (UW) che ha valutato le abitudini di acquisto di circa 400 famiglie a Seattle, San Francisco, Oakland e Philadelphia, tutte città che hanno di recente introdotto una sugar tax sulle bevande. Lo studio è stato pubblicato su Health Economics.

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