Una recente review, pubblicata su Nutrients, ha preso in esame il ruolo di diversi nutraceutici ipocolesterolemizzanti in pazienti pediatrici con dislipidemia moderata.

L’uso regolare di integratori di olio di pesce potrebbe avere ruoli diversi in ambito cardiovascolare: rischioso in caso di persone sane, protettivo in presenza di malattia cardiovascolare. A suggerirlo, i risultati di un ampio studio a lungo termine, pubblicato sul BmjMedicine rivista open access del gruppo British medical journal.

L’integrazione di vitamina D aiuta a ridurre il rischio cardiovascolare negli over 60. A suggerirlo, uno studio randomizzato e in doppio cieco pubblicato di recente sul British medical journal, il più ampio finora condotto nel suo genere.

Al 44.mo Congresso nazionale della Società italiana di nutrizione umana (Sinu), è stato presentato uno studio che mostra una stretta relazione tra la malnutrizione e la funzionalità motoria e cognitiva in riabilitazione post-ictus, un campo ancora relativamente poco studiato in Europa. Lo studio, sviluppato da ricercatori dell’Università Federico II di Napoli, presso il Santa Maria del Pozzo Hospital di Somma Vesuviana (Napoli), ha ricevuto il Premio Gianvincenzo Barba per la Ricerca Scientifica e l’Innovazione in Nutrizione Umana 2024.

Quattro italiani su dieci sono in eccesso ponderale, uno su dieci è obeso.  E non decolla il consumo delle cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura raccomandate dalle linee guida per una corretta alimentazione. Se è vero, infatti, che pochi italiani adulti nella fascia 19-69 anni, il 3%, dichiarano di non inserirle nei propri pasti, meno di una 1 persona su 2, il 45%, ne consuma almeno tre porzioni al giorno. Tra coloro che le mangiano, il 7% ne consuma la quantità raccomandata dalle linee guida per una corretta alimentazione, cioè almeno cinque porzioni. Il 52% si ferma 1-2 al giorno, il 38% a 3-4.

Uno studio su modello animale per comprendere l’effetto di una dieta ricca di grassi e zuccheri sul tessuto muscolare svela una maggiore predisposizione dei topi maschi a sviluppare obesità con il rischio, invece, per le femmine, di avere maggiori danni ai muscoli a causa della scarsa ossigenazione dovuta a minor capillarizzazione. Si aprono, dunque, nuovi scenari di ricerca sull’uomo per comprendere meglio i meccanismi molecolari alla base di queste evidenze che suggeriscono come la malnutrizione abbia un importante impatto, sesso-dipendente, sulla salute del tessuto muscolare scheletrico sin dall’età infantile. Ne parliamo con Emiliana Giacomello, dipartimento clinico di Scienze mediche, chirurgiche e della salute, Università degli Studi di Trieste, coordinatrice della ricerca pubblicata di recente su Nutrients.

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