Il Rapporto Italia 2025, giunto alla sua 37a edizione, ha recentemente svelato un quadro complesso e dinamico delle abitudini alimentari e delle tendenze di consumo nel nostro Paese. Strutturato attraverso una lettura duale della realtà politica, economica e sociale, il Rapporto Eurispes include 6 capitoli, 6 saggi e 60 schede fenomenologiche, tra cui spicca l'analisi approfondita sulle scelte alimentari degli italiani.

Gli acidi grassi sono essenziali nella fisiologia umana, fungono da fonti di energia primarie, formano lipidi di membrana e agiscono come molecole di segnalazione cellulare, svolgendo così un ruolo significativo nell'eziologia della sindrome metabolica. Sono, però, anche cruciali per lo sviluppo e la progressione di vari disturbi metabolici, come l'insulino-resistenza e le malattie cardiovascolari, e la ricerca suggerisce anche che questi non dovrebbero essere considerati in modo uniforme come aventi esclusivamente effetti avversi.

Tra le manifestazioni extraintestinali della celiachia, sono stati segnalati vari esiti riproduttivi avversi, tra cui l’infertilità. Dagli anni Settanta, numerosi studi hanno esplorato il tipo di correlazione, con risultati incoerenti e molte questioni ancora aperte. Una recente review, pubblicata su Nutrients, ha fatto il punto sugli studi più recenti. A parlarcene, Antonella Santonicola, ricercatrice in Gastroenterologia presso il dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria dell’Università degli Studi di Salerno, tra gli Autori della ricerca.

L'obesità può complicare l'approccio alla supplementazione di vitamina D, una componente cruciale per la densità ossea e la prevenzione delle cadute in pazienti con osteoporosi. Come sottolineato di recente a Orlando, nel corso del meeting annuale dell'American association of clinical endocrinology da Bess Dawson-Hughes, del Jean Mayer Usda Human nutrition research center on aging presso la Tufts University di Boston "la gestione della vitamina D in pazienti con obesità è diversa da quella in pazienti non obesi. Le concentrazioni sieriche di 25-idrossivitamina D sono spesso basse in questi soggetti. Ciò ha probabilmente una genesi multifattoriale, che include insufficiente apporto alimentare di vitamina D, ridotta esposizione al sole, diminuita attività della 25-idrossilasi e cambiamenti nel microbiota intestinale, che hanno dimostrato di influenzare l'assorbimento della vitamina D".

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