Vitamina D: sovrappeso e obesità incidono su supplementazione

29 Settembre 2025

L'obesità può complicare l'approccio alla supplementazione di vitamina D, una componente cruciale per la densità ossea e la prevenzione delle cadute in pazienti con osteoporosi. Come sottolineato di recente a Orlando, nel corso del meeting annuale dell'American association of clinical endocrinology da Bess Dawson-Hughes, del Jean Mayer Usda Human nutrition research center on aging presso la Tufts University di Boston "la gestione della vitamina D in pazienti con obesità è diversa da quella in pazienti non obesi. Le concentrazioni sieriche di 25-idrossivitamina D sono spesso basse in questi soggetti. Ciò ha probabilmente una genesi multifattoriale, che include insufficiente apporto alimentare di vitamina D, ridotta esposizione al sole, diminuita attività della 25-idrossilasi e cambiamenti nel microbiota intestinale, che hanno dimostrato di influenzare l'assorbimento della vitamina D".

Nonostante l'obesità sia associata a una maggiore densità ossea, questo non si traduce necessariamente in un minor rischio di fratture. Anzi, le donne in postmenopausa con obesità hanno mostrato un rischio maggiore del 50% di fratture della caviglia e del 70% di fratture della parte superiore della gamba.

Per i pazienti con osteoporosi, si raccomanda generalmente un livello sierico di 25-idrossivitamina D di 30 ng/mL, con un'integrazione giornaliera di 1.000-2.000 UI di vitamina D3. Tuttavia, nelle persone con obesità, potrebbero essere necessarie dosi più elevate.

"Sappiamo che il livello raggiunto di 25-idrossivitamina D è ridotto nell'obesità” dice Dawson-Hughes spiegando che “a parità di dose, l'individuo con obesità non raggiungerebbe gli stessi livelli target di un individuo magro”. Non esiste ancora un consenso su una dose standardizzata, ma alcuni ricercatori raccomandano che la dose sia due o tre volte superiore per i pazienti obesi e 1,5 volte superiore per quelli in sovrappeso rispetto ai pazienti normopeso. Altri studi suggeriscono che i pazienti obesi potrebbero richiedere un apporto di vitamina D superiore del 40% per raggiungere gli stessi livelli.

La presenza di obesità non influisce solo sul dosaggio, ma anche sul tempo necessario per raggiungere lo stato stazionario (steady state) di vitamina D dopo l'inizio di un regime di supplementazione. Normalmente, si prevede che occorrano circa 2,5-3 mesi per raggiungere lo stato stazionario. Tuttavia, nello studio Stop IT, stratificando i dati di partecipanti in base all'indice di massa corporea, si è osservato che, mentre i normopeso raggiungevano un plateau nei livelli sierici entro 6 mesi, in quelli con obesità i livelli continuavano a salire fino a 12 mesi.

Dawson-Hughes, però, invita alla cautela: misurare i livelli a soli 3 mesi potrebbe indurre ad aumentare la dose in modo eccessivo, un errore rischioso poiché dosi troppo elevate possono avere l'effetto opposto e aumentare il rischio di cadute e fratture.

Così conclude: “È necessaria una definizione più precisa del decorso temporale della risposta della 25-idrossivitamina D circolante alla supplementazione di vitamina D per le persone in sovrappeso e obese, e in futuro dovremo elaborare una serie di raccomandazioni specifiche per categoria di peso”.

Nicola Miglino

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