Una recente analisi pubblicata sulla rivista open access Bmj Nutrition Prevention & Health evidenzia come un maggiore consumo di legumi e soia sia strettamente legato a una riduzione del rischio di sviluppare ipertensione.
La gestione clinica dell'ipertensione arteriosa richiede un equilibrio preciso tra terapia farmacologica, stile di vita e apporto nutrizionale. L’impiego contemporaneo di integratori può introdurre variabili biochimiche che complicano il quadro emodinamico del paziente. Come evidenziato in un approfondimento della Cleveland Clinic dal cardiologo Luke Laffin, alcuni supplementi presentano criticità legate alla variabilità delle formulazioni e alla presenza di additivi che possono innescare effetti avversi o interferire con il metabolismo dei farmaci. Di seguito, l’analisi di otto composti la cui assunzione è controindicata per i soggetti ipertesi a causa dei loro meccanismi d'azione specifici.
L’ipertensione arteriosa rappresenta uno dei principali determinanti di rischio cardiovascolare a livello globale ed è responsabile di milioni di decessi ogni anno. La gestione terapeutica si basa tradizionalmente sui farmaci e sulle modifiche dello stile di vita, ma negli ultimi anni l’interesse per strategie nutraceutiche ad azione ipotensiva è cresciuto in modo significativo.
Un’integrazione di vitamina D alla dose di 600 Ui/die è in grado di abbassare la pressione sanguigna nelle persone anziane obese. Questi i risultati di uno studio pubblicato di recente sul Journal of the endocrine society.