Non più soltanto prevenzione, ma una vera componente della terapia. È il ruolo che la nutrizione sta assumendo sempre più nella gastroenterologia pediatrica, dalla steatosi epatica associata all'obesità alle malattie infiammatorie croniche intestinali. Al XXXIII Congresso nazionale Sigenp (Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica), tenutosi di recente a Genova, il focus è stato sulla possibilità di intervenire attraverso alimentazione e strategie nutrizionali per modificare il decorso della malattia già in età evolutiva.
In collaborazione con l'Associazione medici endocrinologi (Ame)
Negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento della terminologia in ambito di patologia epatica, da NAFLD (steatosi epatica non alcolica) a MAFLD (steatosi epatica associata a disfunzione metabolica), fino alla più recente MASLD (malattia epatica associata a disfunzione metabolica) [1]. Per alcuni aspetti tali condizioni risultano sovrapponibili e l’insulino-resistenza ne rappresenta un importante fattore patogenetico [1].
La salute del fegato passa sempre più dalla salute metabolica dell’intero organismo. È questo il messaggio chiave emerso dall’intervento del biologo nutrizionista Salvatore Ercolano, consigliere del CdA di Enpab, nel corso recente Congresso nazionale Sinut di Bologna, dedicato alle più recenti evidenze scientifiche in ambito nutrizionale e metabolico.
Masld, ovvero Steatosi epatica associata a disfunzione metabolica. Si tratta della malattia epatica cronica più diffusa al mondo, rappresentando una delle principali minacce emergenti per la salute pubblica. Sebbene i miglioramenti dietetici siano universalmente riconosciuti come fondamentali per la prevenzione, fino a oggi l'impatto specifico dei diversi tipi di verdure è rimasto poco chiaro. A fare luce, una ricerca, pubblicata di recente su Nutrients, che ha coinvolto 1.297 partecipanti allo studio Nutrihep e ha esaminato l'assunzione complessiva di verdure, classificandole in sottogruppi di colore, al fine di determinare la quantità e la varietà ottimali per la riduzione del rischio. A parlarcene, Maria Noemy Pastore, Istituto nazionale di gastroenterologia - Irccs "Saverio de Bellis", Castellana Grotte (Ba), prima firma del lavoro.