Il microbiota intestinale è strettamente coinvolto nell’evoluzione di Covid-19, in relazione alla risposta immunitaria dell'ospite. Inoltre, la disbiosi conseguente può persistere anche dopo la guarigione, contribuendo all’insistenza di alcuni sintomi che pregiudicano una rapida ripresa. Queste le conclusioni di una ricerca pubblicata su Gut, rivista del gruppo Bmj, che ha voluto mettere in relazione gravità della malattia, disbiosi intestinale e marker ematici di infiammazione in pazienti colpiti da Covid-19.

Vitamina B6 come possibile argine alla tempesta citochinica che caratterizza l’evoluzione del quadro clinico in pazienti colpiti da Covid-19. L’ipotesi viene suggerita su Frontiers in Nutrition da un gruppo di scienziati asiatici guidati dal giapponese Thanutchaporn Kumrungsee, che tracciano uno scenario plausibile sulla base di alcune evidenze in letteratura.

Un’integrazione con zinco e/o vitamina C non aiuta a ridurre i sintomi di Covid-19. Questi i risultati di uno studio randomizzato, in aperto, condotto su un gruppo di 214 pazienti positivi al tampone molecolare e pubblicato di recente su Jama network open.

Sensibilizzare istituzioni, mondo scientifico e opinione pubblica sulle più recenti evidenze scientifiche a sostegno dell’utilità della vitamina D nella prevenzione e nel trattamento di Covid-19. Questo l’obiettivo di un documento inviato ad autorità sanitarie nazionali e regionali, messo a punto da un gruppo di lavoro di 135 medici istituito dall'Accademia di medicina di Torino, sotto il coordinamento del suo presidente Giancarlo Isaia e di Antonio D’Avolio, docenti, rispettivamente, di geriatria e farmacologia all'Università di Torino.

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