A fare la differenza nella risposta alla vitamina C in caso di infezioni virali, piuttosto che di altri quadri patologici, potrebbe essere la disponibilità della proteina di trasposto intracellulare. L’ipotesi viene suggerita in una pubblicazione su Aging and Disease da un gruppo di ricercatori del Medical College of Georgia Center for Healthy Aging, che hanno preso in esame i dati oggi disponibili sull’impiego di alte dosi di vitamina C Iv (fino a 10 volte quella raccomandata di 65-90 mg/die) in diversi ambiti clinici con l’idea di comprendere se vi siano basi razionali per un impiego contro Covid-19.

Si susseguono pubblicazioni sul ruolo della vitamina D in caso di Covid-19. L’ultima, su Clinical Nutrition, riguarda uno studio osservazionale, prospettico, condotto presso l’Ospedale San Matteo di Pavia, tra i centri di riferimento Covid lombardi.

Il 30% dei pazienti guariti da Covid-19 arriva a perdere sino anche più del 5% del peso corporeo e oltre la metà è a rischio di malnutrizione. Questi i risultati di uno studio condotto all’Ospedale San Raffaele di Milano e pubblicato su Clinical Nutrition.

Bassi livelli di vitamina D sono correlati da una parte ad aumento di Il-6 e, dall’altra, a una maggiore gravità di Covid-19. Questi i risultati di uno studio osservazionale condotto da un gruppo di lavoro dell’Università di Siena e dell’Irccs Istituto auxologico italiano, comparso nei giorni scorsi nell’area First Look on Ssrn delle riviste del gruppo The Lancet, spazio open access dove vengono raccolti lavori in attesa della peer review e prima dell’effettiva pubblicazione.

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