Un’intera sessione del 14.mo Congresso nazionale Sinut (Società italiana di nutraceutica), tenutosi di recente a Bologna, è stata dedicata al tema della sicurezza in ambito nutraceutico. Tre i casi portati all’attenzione: l’Epigallocatechin-gallato (Egcg), l’Acido alfa-lipoico (Ala) e il Riso rosso fermentato (Ryr).

Il riso è uno dei cereali più coltivati e consumati al mondo e proprio per questo è stato valutato il suo ruolo nell’alimentazione di chi ha diabete, patologia altrettanto diffusa.  Sono diversi i componenti analizzati singolarmente: tra i macronutrienti, amido e proteine, mentre tra i micronutrienti spiccano i composti presenti nella crusca, tra cui γ-orizanolo, acido fitico, acido ferulico, acido γ-aminobutirrico, tocoferoli e tocotrienoli. Il riso integrale ha un contenuto maggiore di composti nutrizionali rispetto a uello bianco, a eccezione dell'amido: più proteine, lipidi, vitamine, minerali e contenuto di fibre alimentari.

La composizione corporea in soggetti obesi o in sovrappeso varia in funzione dell’età e del genere. Alla luce di ciò, l’Indice di massa corporea (Bmi) si rivela un indicatore obsoleto e fuorviante e sono necessarie ricerche future per identificare nuovi strumenti in grado di monitorare tali cambiamenti in questa specifica popolazione. Queste le conclusioni di uno studio osservazionale pubblicato su Nutrients e condotto da un gruppo di ricerca guidato da Laura Di Renzo, direttore della scuola di specializzazione in Scienza dell’alimentazione e preside della facoltà di Farmacia dell’Università Tor Vergata di Roma.

Si stima che la NAFLD, o steatosi epatica non alcolica, sia presente nel 78,8% dei soggetti affetti da sindrome metabolica e nel 70-80% dei pazienti affetti da diabete di tipo 2. La relazione è tale che, recentemente, un consenso internazionale di esperti ha proposto di rinominare la NAFLD in “malattia del fegato grasso associata a disfunzione metabolica” (MAFLD), termine che focalizza proprio l’attenzione sull'interazione bidirezionale tra fegato grasso e alterazioni metaboliche e sottolinea la necessità di valutare questa condizione indipendentemente dal consumo di alcol e altre coesistenti cause di malattie del fegato.

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