In collaborazione con l'Associazione medici endocrinologi (Ame)
Negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento della terminologia in ambito di patologia epatica, da NAFLD (steatosi epatica non alcolica) a MAFLD (steatosi epatica associata a disfunzione metabolica), fino alla più recente MASLD (malattia epatica associata a disfunzione metabolica) [1]. Per alcuni aspetti tali condizioni risultano sovrapponibili e l’insulino-resistenza ne rappresenta un importante fattore patogenetico [1].
La storica denominazione di malattia del fegato grasso non alcolica (Nafld, nonalcoholic fatty liver disease) è stata sostituita da una nuova nomenclatura più precisa e clinicamente significativa: Masld (Metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease). Questo cambiamento, discusso di recente in occasione della United european gastroenterology (Ueg) week 2025 a Vienna, è stato illustrato da Maria Effenberger, della Medical University of Innsbruck.
La patogenesi della NAFLD, o steatosi epatica non alcolica, è complessa e multifattoriale. Abitudini alimentari con consumo eccessivo di cibi lavorati e di bevande zuccherate, associate a fattori ambientali e genetici possono portare a insulino resistenza, obesità e cambiamenti nel microbiota intestinale.
Il termine “steatotic liver disease” (SLD) identifica una condizione caratterizzata da eccessivo accumulo di lipidi nel fegato. Esso comprende la condizione che prendeva il nome di NAFLD (non-alcoholic fatty liver disease), attualmente definita MASLD (metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease). La SLD include anche la ALD (alcohol-related liver disease). La SLD interessa circa il 30% della popolazione globale ed è favorita prevalentemente dall’obesità, dal diabete tipo 2 e dall’alcol. Soltanto una piccola percentuale dei pazienti affetti da SLD progredisce sino alla cirrosi, sebbene la SLD rimanga la principale causa di cirrosi sia in Europa sia negli USA. L’infiammazione epatica favorisce la presenza e la progressione della fibrosi epatica, che rappresenta un fattore predittivo della mortalità per malattia epatica.