Il riso è uno dei cereali più coltivati e consumati al mondo e proprio per questo è stato valutato il suo ruolo nell’alimentazione di chi ha diabete, patologia altrettanto diffusa.  Sono diversi i componenti analizzati singolarmente: tra i macronutrienti, amido e proteine, mentre tra i micronutrienti spiccano i composti presenti nella crusca, tra cui γ-orizanolo, acido fitico, acido ferulico, acido γ-aminobutirrico, tocoferoli e tocotrienoli. Il riso integrale ha un contenuto maggiore di composti nutrizionali rispetto a uello bianco, a eccezione dell'amido: più proteine, lipidi, vitamine, minerali e contenuto di fibre alimentari.

Il γ-orizanolo, una miscela di esteri ferulati, si trova principalmente nella porzione lipidica della crusca di riso, a una concentrazione che varia da 59,4 a 912 mg/100 g, a seconda di fattori quali il metodo di estrazione e l'origine della crusca di riso. In numerosi studi recenti, è stato dimostrato che il γ-orizanolo ha diverse proprietà farmacologiche utili, agendo come antiossidante e antinfiammatorio, ed è in grado di migliorare i sintomi vasomotori della menopausa, abbassare il colesterolo e migliorare il pattern lipidico plasmatico.

Il riso lavorato, da sempre viene ritenuto un alimento ad alto indice glicemico, da consumare raramente e con cautela da parte dei diabetici. Due nuove ricerche, però, volute da Ente nazionale Risi, svolte da Università di Pavia e Politecnico di Torino, sono destinate a cambiare questo paradigma.

Popolazioni della Cina, della Corea e del Giappone che per prime, più di diecimila anni fa, hanno iniziato a utilizzare stabilmente il riso come risorsa nutritiva hanno evoluto adattamenti metabolici che oggi le  proteggono dagli effetti nocivi dell’occidentalizzazione delle loro abitudini alimentari. A proporre la tesi uno studio internazionale coordinato da ricercatori dell’Università di Bologna e pubblicato sulla rivista Evolutionary Applications, che ha analizzato e messo a confronto il genoma di oltre duemila individui appartenenti a 124 popolazioni est-asiatiche e sud-asiatiche.

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