La patogenesi della Malattia da reflusso gastroesofageo (Gerd) è multifattoriale e coinvolge un'eccessiva secrezione acida gastrica, difese esofagee indebolite e infiammazione cronica. L'uso prolungato di inibitori della pompa protonica e antagonisti dei recettori H2 ha diversi effetti avversi, motivo per cui la ricerca è sempre molto attiva nello studio di composti naturali che possano essere parte integrante della terapia di una condizione molto comune, con sintomi fastidiosi e/o complicanze.
Gli aminoacidi sono fondamentali per molti processi fisiologici e particolarmente importanti nei pazienti con fibrosi cistica (Fc), che presentano elevati livelli di infiammazione. Mancano, però, evidenze sull'uso della supplementazione aminoacidica in questa popolazione. Per questo, è stato condotto uno studio pilota volto a valutarne l'impatto su performance fisica, qualità della vita e indici infiammatori in pazienti adulti con Fc. A parlarcene, Dario Leosco, del dipartimento di Scienze mediche traslazionali all’Università Federico II di Napoli e tra gli Autori dello studio, pubblicato su Nutrients.
La scienza continua a svelare i complessi legami tra alimentazione e salute a lungo termine. Un recente studio italiano ha posto l'attenzione su un aspetto spesso trascurato della qualità del cibo: il suo grado di lavorazione industriale. La ricerca, condotta dall’Irccs Neuromed di Pozzilli (Is), in collaborazione con l’Università Lum di Casamassima (Ba), ha evidenziato un’associazione significativa tra un consumo elevato di alimenti ultra-processati e un più rapido invecchiamento biologico. Il lavoro, pubblicato sull’American journal of clinical nutrition, offre nuove prospettive su come la lavorazione e la formulazione dei prodotti possano influenzare profondamente la salute.
Nonostante i progressi nelle terapie convenzionali, la ricerca continua a esplorare strategie complementari per migliorare la qualità della vita delle pazienti colpite da ca mammario e supportare le difese naturali dell'organismo. Un filone emergente va concentrandosi sul ruolo della nutrizione, in particolare sugli acidi grassi Omega-3. Un recente studio preliminare italiano condotto presso l'Università La Sapienza di Roma, pubblicato su Cancers, ha indagato gli effetti dell'acido docosaesaenoico (Dha), un importante Omega-3 di origine marina assunto sotto forma di integratore, come potenziale supporto nutrizionale nelle donne con cancro al seno.