L'attenzione verso l'assunzione di proteine è in forte crescita tra i consumatori italiani, spinta anche dalla maggiore disponibilità di prodotti alimentari che vantano un elevato contenuto proteico. Questo trend ha portato la Società italiana di nutrizione umana (Sinu) a dedicare una tavola rotonda all'argomento in occasione del suo 45° Congresso nazionale, tenutosi di recente a Salerno.

Il tema dello spreco alimentare rappresenta una sfida cruciale a livello globale, con impatti significativi sull'ambiente e sull'economia. Tuttavia, ciò che un tempo era considerato semplicemente un "rifiuto" sta emergendo oggi come una risorsa preziosa, in grado di contribuire non solo a ridurre gli sprechi, ma anche a migliorare il profilo nutrizionale degli alimenti e supportare un modello di economia circolare. Secondo i dati Eurostat 2024, ogni anno nell'Unione europea vengono sprecati quasi 59 milioni di tonnellate di cibo, una cifra enorme che equivale al 14% del cibo totale prodotto. Una quota significativa di questo spreco (19%) è attribuibile alle materie prime scartate dalle industrie agroalimentari. Si tratta di elementi come bucce, semi e pellicole che vengono esclusi dalla catena commerciale per ragioni di lavorazione o minore accettazione da parte dei consumatori. Eppure, queste matrici di scarto sono sorprendentemente ricche di composti altamente nutrizionali, come fibre e antiossidanti, spesso presenti in quantità superiori rispetto al prodotto che prosegue lungo la filiera.

La letteratura degli ultimi 10 anni suggerisce che il consumo frequente di bevande zuccherate possa essere associato a una qualità inferiore dello sperma, una delle principali cause di scarsa fertilità maschile, e una recente review lo conferma, riportando costantemente un'associazione negativa tra l'elevato consumo e i parametri dello sperma, tra cui la riduzione della conta e della motilità e l'aumento della frammentazione del Dna.

Una recente review pubblicata su Nutrients fa il punto sulla sarcopenia, una sindrome caratterizzata dalla progressiva e generalizzata perdita di massa e forza muscolare scheletrica. Lo studio evidenzia l'importanza cruciale di sviluppare strategie preventive e terapeutiche, concentrandosi in modo approfondito sugli interventi nutrizionali mirati. A parlarcene, Michele Barone, docente di Gastroenterologia all’Università di Bari e prima firma della pubblicazione.

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