La sindrome dell’intestino irritabile con diarrea (Ibs-D) è un disturbo complesso, nel quale interagiscono alterazioni della sensibilità viscerale, della barriera intestinale, dell’immunità e dell’asse microbiota-intestino-cervello. In questo contesto, il Gaba, noto soprattutto come neurotrasmettitore inibitorio a livello del sistema nervoso centrale, sembra svolgere un ruolo anche a livello periferico, compreso l’apparato gastrointestinale. Partendo da evidenze precliniche che ne avevano suggerito un possibile effetto sulla sensibilità viscerale e sull’integrità della barriera intestinale, ricercatori dell’Università di Pisa hanno valutato per la prima volta in pazienti con Ibs-D gli effetti di una formulazione contenente Gaba e Melissa officinalis. Lo studio, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo e crossover, pubblicato su Nutrients,  ha coinvolto 20 pazienti, 18 dei quali hanno completato il percorso sperimentale. Il trattamento ha prodotto un miglioramento significativo della sintomatologia, della soddisfazione per le abitudini intestinali e di un parametro della qualità di vita, oltre a una significativa riduzione dei livelli circolanti di Il-1β. Abbiamo approfondito risultati, meccanismi d’azione e prospettive future con Massimo Bellini, Direttore della Uoc Gastroenterologia dell’Aou Pisana e coordinatore dello studio.

Non è solo ciò che mangiamo a determinare l’effetto dei polifenoli sulla salute. A fare la differenza potrebbe essere anche il modo in cui il microbiota intestinale li trasforma. È il messaggio che emerge da una scoping review pubblicata sul Journal of Nutrition, che ha analizzato le evidenze cliniche disponibili sul rapporto tra metaboliti dei polifenoli prodotti dai batteri intestinali e composizione e funzione del microbiota.

Per la salute delle ossa non conta soltanto quanto calcio si assume. Quando l'apporto di questo minerale è già adeguato, aggiungerne altro attraverso gli integratori potrebbe non tradursi in un ulteriore beneficio sulla densità minerale ossea (Bmd) o sulla resistenza dello scheletro. Al contrario, un apporto proteico insufficiente sembra attenuare gli effetti dei farmaci utilizzati nel trattamento dell'osteoporosi.

La soia non è soltanto una fonte di proteine vegetali. È una matrice alimentare complessa, nella quale fibre, grassi insaturi, fitosteroli, saponine e soprattutto isoflavoni contribuiscono a un profilo nutrizionale che da decenni interessa la ricerca. Una nuova review pubblicata su Legume Science ripercorre le conoscenze accumulate sui principali isoflavoni della soia, con particolare attenzione a genisteina, daidzeina e gliciteina.

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