La sindrome dell’intestino irritabile con diarrea (Ibs-D) è un disturbo complesso, nel quale interagiscono alterazioni della sensibilità viscerale, della barriera intestinale, dell’immunità e dell’asse microbiota-intestino-cervello. In questo contesto, il Gaba, noto soprattutto come neurotrasmettitore inibitorio a livello del sistema nervoso centrale, sembra svolgere un ruolo anche a livello periferico, compreso l’apparato gastrointestinale. Partendo da evidenze precliniche che ne avevano suggerito un possibile effetto sulla sensibilità viscerale e sull’integrità della barriera intestinale, ricercatori dell’Università di Pisa hanno valutato per la prima volta in pazienti con Ibs-D gli effetti di una formulazione contenente Gaba e Melissa officinalis. Lo studio, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo e crossover, pubblicato su Nutrients,  ha coinvolto 20 pazienti, 18 dei quali hanno completato il percorso sperimentale. Il trattamento ha prodotto un miglioramento significativo della sintomatologia, della soddisfazione per le abitudini intestinali e di un parametro della qualità di vita, oltre a una significativa riduzione dei livelli circolanti di Il-1β. Abbiamo approfondito risultati, meccanismi d’azione e prospettive future con Massimo Bellini, Direttore della Uoc Gastroenterologia dell’Aou Pisana e coordinatore dello studio.

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La sindrome dell'intestino irritabile con diarrea (Ibs-D) è una patologia complessa in cui sintomi gastrointestinali, alterazioni biologiche e dimensione psicologica si intrecciano lungo il cosiddetto asse intestino-cervello. Un nuovo studio condotto presso l'Irccs "Saverio de Bellis" di Castellana Grotte e pubblicato su Nutrients ha evidenziato come i pazienti con Ibs-D e sintomi depressivi clinicamente rilevanti presentino un profilo biologico più compromesso, caratterizzato da maggiore permeabilità intestinale, aumentata esposizione sistemica ai lipopolisaccaridi batterici, infiammazione cronica di basso grado e un assetto lipidico più orientato verso stati pro-infiammatori. Lo studio ha inoltre valutato gli effetti di una dieta low-Fodmap personalizzata, confermando il potenziale di un approccio multidimensionale nella gestione della malattia. Ne parliamo con Francesco Russo, responsabile dell'Unità operativa disturbi funzionali gastrointestinali dell'Irccs "Saverio de Bellis" e autore senior del lavoro, per approfondire le implicazioni cliniche di questi risultati e le prospettive future della ricerca nell'ambito della medicina personalizzata dell'Ibs.

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