I polifenoli sono presenti in numerosi alimenti di origine vegetale, tra cui frutta, verdura, legumi, tè e cacao, e sono da tempo studiati per le loro potenziali proprietà biologiche. Una parte importante di questi composti, tuttavia, raggiunge l’intestino senza essere completamente assorbita. Qui entra in gioco il microbiota, che può trasformarli in molecole più piccole, i metaboliti microbici dei polifenoli (Mpm), con caratteristiche e attività biologiche anche diverse da quelle del composto originario.
La revisione di Alexandra Adorno Vita e colleghi ha incluso 56 studi clinici sull’uomo. Le ricerche si sono concentrate soprattutto su tre categorie di metaboliti: acidi fenolici, fitoestrogeni e urolitine. In particolare, sono emerse associazioni ricorrenti tra determinati microrganismi intestinali e la produzione di specifici metaboliti.
Un esempio è rappresentato dalle urolitine, metaboliti derivati principalmente dagli ellagitannini presenti, tra gli altri alimenti, nel melograno. In questo caso, il genere Gordonibacter è già noto per il suo coinvolgimento nella trasformazione dei precursori alimentari. Per altri metaboliti, invece, le relazioni osservate sembrano più complesse e potrebbero dipendere dalle interazioni dell’intera comunità microbica. È il caso, per esempio, dell’associazione osservata tra Alistipes ed equolo, un metabolita degli isoflavoni.
La capacità di produrre determinati metaboliti potrebbe quindi variare sensibilmente da persona a persona, in funzione della composizione e dell’attività del microbiota. Lo stesso alimento ricco di polifenoli potrebbe dunque non generare necessariamente la stessa risposta biologica in individui diversi.
Gli autori sottolineano però che le evidenze disponibili sono ancora frammentarie. La maggior parte degli studi ha utilizzato il sequenziamento 16S rRNA, mentre soltanto sei hanno impiegato il più dettagliato sequenziamento metagenomico shotgun. Inoltre, sono ancora poco studiati i metaboliti derivati da resveratrolo, flavanoni e flavan-3-oli.
La prospettiva futura indicata dalla review è quella di integrare microbioma, metabolomica e dati clinici attraverso approcci multi-omici. L'obiettivo sarà comprendere non soltanto quali batteri siano presenti nell'intestino, ma soprattutto quali funzioni svolgano e come queste possano influenzare la risposta individuale ai polifenoli.
Una direzione che potrebbe contribuire a spostare il concetto di “alimento funzionale” da una visione generalizzata verso una nutrizione sempre più personalizzata, nella quale il microbiota diventa uno degli elementi chiave per interpretare gli effetti dei composti bioattivi della dieta. (n.m.)
