Osteoporosi, non è solo questione di calcio: il ruolo decisivo delle proteine

04 Settembre 2026

Per la salute delle ossa non conta soltanto quanto calcio si assume. Quando l'apporto di questo minerale è già adeguato, aggiungerne altro attraverso gli integratori potrebbe non tradursi in un ulteriore beneficio sulla densità minerale ossea (Bmd) o sulla resistenza dello scheletro. Al contrario, un apporto proteico insufficiente sembra attenuare gli effetti dei farmaci utilizzati nel trattamento dell'osteoporosi.

È il messaggio principale di uno studio osservazionale pubblicato su Osteoporosis International, che ha analizzato i dati della Geneva retirees cohort (Gerico). La ricerca ha coinvolto 586 donne con un'età media di 67 anni, seguite per una mediana di 3,5 anni. Tra loro, 67 assumevano farmaci anti-riassorbitivi (bisfosfonati, denosumab o raloxifene) e 101 erano sottoposte a terapia ormonale della menopausa; 418 non ricevevano farmaci specifici per l'osteoporosi.

Le partecipanti avevano mediamente un apporto di calcio piuttosto elevato: 1.503 mg al giorno, considerando sia l'alimentazione sia gli integratori. Il 71% raggiungeva almeno 1.200 mg quotidiani e il 51% assumeva supplementi di calcio. Il 70% utilizzava inoltre vitamina D.

L'analisi non ha evidenziato differenze significative nella variazione della Bmd dell'anca o della sua resistenza in relazione all'apporto complessivo di calcio, né in funzione dell'utilizzo di integratori. In altre parole, nelle donne che disponevano già di un adeguato apporto alimentare, aggiungere calcio non sembrava potenziare la risposta alle terapie anti-osteoporotiche.

Un'eccezione, seppure da interpretare con cautela, riguarda le donne con un apporto alimentare inferiore a 800 mg al giorno: in questo sottogruppo, l'assenza di supplementazione si associava alla mancata evidenza dei benefici dei farmaci anti-osteoporotici sulla BMD e sulla forza dell'anca.

Il dato forse più interessante emerge dall'analisi dell'alimentazione proteica. Le donne che assumevano meno di 0,8 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno mostravano una risposta meno favorevole ai farmaci anti-riassorbitivi rispetto a quelle che raggiungevano almeno questa soglia.

In particolare, la perdita annuale di forza dell'anca era del 2,6% nelle donne con basso apporto proteico contro lo 0,5% in quelle con apporto adeguato. La differenza era principalmente attribuibile alla componente trabecolare dell'osso: la densità minerale volumetrica trabecolare diminuiva del 2,8% all'anno nel gruppo con basso consumo proteico, contro lo 0,3% nel gruppo con apporto adeguato.

Il possibile razionale biologico è noto: le proteine contribuiscono alla salute scheletrica attraverso la stimolazione dell'IGF-1, favoriscono l'assorbimento intestinale del calcio e aiutano a preservare la massa muscolare, elemento cruciale anche per ridurre il rischio di cadute e fratture.

Un messaggio per la pratica clinica

Lo studio non mette in discussione l'importanza di assicurare un adeguato apporto di calcio e vitamina D, né dimostra che gli integratori siano inutili in tutte le persone con osteoporosi. Gli stessi autori sottolineano che i risultati riguardano una popolazione di donne anziane con apporto di calcio generalmente adeguato o elevato e non possono essere automaticamente estesi a persone con scarso consumo di calcio, malassorbimento, carenza di vitamina D o malnutrizione.

Il dato suggerisce però un cambio di prospettiva: prima di prescrivere sistematicamente calcio, sarebbe opportuno valutare l'alimentazione complessiva della paziente. Perché, quando il calcio non manca, potrebbe essere la quota proteica a rappresentare uno dei fattori nutrizionali più importanti per ottenere il massimo beneficio dalla terapia anti-osteoporotica. (n.m.)

 

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