La Sindrome dell’intestino irritabile (Ibs) è un disturbo gastrointestinale cronico la cui prevalenza è in costante aumento. Le stime epidemiologiche indicano un’incidenza globale pari a circa il 9% negli uomini e al 14% nelle donne. In questo scenario, la pasta, alimento di base a livello mondiale e pilastro di numerose tradizioni alimentari, assume un ruolo ambivalente. Se da un lato rappresenta una fonte nutrizionale importante, dall’altro può costituire un potenziale fattore scatenante per i soggetti con Ibs, soprattutto nelle versioni integrali ricche di fibre. Il motivo risiede nel suo contenuto di carboidrati fermentabili, noti come Fodmap (Fermentable oligosaccharides, disaccharides, monosaccharides and polyols).

Negli adulti con allergie alimentari, il rapporto con il cibo può trasformarsi profondamente, fino a sfociare in comportamenti evitanti e restrittivi. In questa intervista, Laura Polloni, dirigente psicologo e psicoterapeuta presso l’Aou di Padova e prima firma di un articolo sul tema pubblicato di recente su Nutrients, esplora il ruolo dell’ansia, i fattori di rischio e l’importanza di un approccio multidisciplinare. Un approfondimento per comprendere come sostenere i pazienti verso un rapporto più sereno ed equilibrato con l’alimentazione.

Gli integratori di olio di pesce sono ormai diventati una presenza costante nelle nostre diete, spesso aggiunti non solo come compresse, ma anche in bevande, snack e alternative ai latticini. Tuttavia, una ricerca pionieristica condotta dalla Medical University of South Carolina e pubblicata sulla rivista Cell Reports invita a una riflessione più profonda, suggerendo che la loro efficacia non sia un valore assoluto, ma dipenda strettamente dal contesto biologico del singolo individuo.

Le recenti pubblicazioni riguardanti le Linee Guida Dietetiche per gli Americani 2025–2030, rilasciate congiuntamente dai Dipartimenti della Salute e dell'Agricoltura degli Stati Uniti, hanno innescato un acceso dibattito nella comunità scientifica internazionale. In una lettera recentemente pubblicata su The Lancet, i ricercatori Guido Gembillo, Luca Soraci e Domenico Santoro hanno analizzato criticamente la nuova piramide alimentare, sollevando dubbi sulla sua coerenza con le prove nutrizionali globali attualmente disponibili.

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