Il nodo delle proteine animali e dei grassi saturi
Il cambiamento più controverso introdotto dalle nuove linee guida riguarda la priorità data alle fonti proteiche di origine animale, ai latticini interi e ai grassi saturi. Secondo gli autori della lettera, questa impostazione contrasta nettamente con i risultati di ampi studi prospettici di coorte e analisi aggregate. Questi studi mostrano in modo coerente che un elevato consumo di carni rosse e lavorate è associato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e mortalità per tutte le cause.
L'evidenza suggerisce invece che la sostituzione isocalorica delle proteine animali con proteine vegetali sia legata a una riduzione sostanziale del rischio cardiometabolico. La ricerca indica che la fonte della proteina, piuttosto che la sua quantità totale, rappresenti il determinante chiave per la salute a lungo termine.
Oltre alla questione proteica, la nuova piramide eleva l'assunzione di grassi saturi, discostandosi ulteriormente dalle raccomandazioni consolidate. Le metanalisi di trial controllati randomizzati dimostrano che sostituire i grassi saturi con grassi polinsaturi riduce i livelli di colesterolo Ldl e gli eventi coronarici. A oggi, non vi sono prove che l'aumento dei grassi saturi di origine animale porti benefici cardiovascolari nel contesto di una dieta abituale.
Implicazioni per la salute pubblica globale
La critica si estende anche all'impatto sulla salute della popolazione mondiale. Citando lo studio Global burden of disease, gli autori ricordano che i principali fattori dietetici che contribuiscono alla mortalità prematura sono il basso consumo di cereali integrali, frutta, legumi e noci, e non una carenza di alimenti di origine animale. Questo modello americano appare inoltre in netto contrasto con la "dieta per la salute planetaria" proposta dalla Commissione EAT–Lancet, che ottimizza i risultati di salute attraverso un consumo moderato di proteine, una drastica riduzione delle carni lavorate e una preferenza per grassi insaturi e fonti vegetali.
“In assenza di una solida giustificazione scientifica, le deviazioni delle linee guida americane dai principi nutrizionali globali appaiono preoccupanti”, concludono gli autori. “Data l'influenza che tali linee guida esercitano sulle politiche sanitarie e sui sistemi alimentari globali un tale cambiamento di rotta potrebbe minare le fondamenta della guida dietetica basata sull'evidenza, con rischi potenzialmente significativi per la salute pubblica”. (n.m.)
