Neofobia alimentare e allergie: quando la paura del cibo diventa una barriera

21 Aprile 2026

Negli adulti con allergie alimentari, il rapporto con il cibo può trasformarsi profondamente, fino a sfociare in comportamenti evitanti e restrittivi. In questa intervista, Laura Polloni, dirigente psicologo e psicoterapeuta presso l’Aou di Padova e prima firma di un articolo sul tema pubblicato di recente su Nutrients, esplora il ruolo dell’ansia, i fattori di rischio e l’importanza di un approccio multidisciplinare. Un approfondimento per comprendere come sostenere i pazienti verso un rapporto più sereno ed equilibrato con l’alimentazione.

D.ssa Polloni, il vostro studio evidenzia una prevalenza piuttosto alta di neofobia alimentare, pari al 73%, negli adulti con allergie alimentari. Come interpreta questo dato rispetto alla popolazione generale?

L'allergia alimentare può essere associata alla neofobia alimentare attraverso una combinazione di fattori psicologici, comportamentali e biologici. La neofobia alimentare ha una funzione evolutiva di protezione, con un picco tra i 2 e i 6 anni, che spinge ad evitare sostanze potenzialmente pericolose. In chi soffre di allergia alimentare questo atteggiamento si amplifica fino a diventare disfunzionale: l’eccessiva paura di una reazione allergica potenzialmente fatale può portare a rifiutare cibi nuovi per difendersi da un possibile pericolo, restringendo la varietà alimentare oltre la dieta di eliminazione degli allergeni. La neofobia alimentare infatti è risultata associata a un maggior numero di pregresse reazioni e all’ansia legata all’allergia alimentare. Inoltre. studi recenti hanno evidenziato nelle persone allergiche alcune alterazioni della percezione gustativa e della composizione del microbiota orale che potrebbero influenzare negativamente l'accettazione di nuovi sapori. 

Avete osservato una correlazione significativa tra disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo e ansia legata alle allergie alimentari: secondo lei, qual è il ruolo dell’ansia nello sviluppo di comportamenti alimentari disfunzionali?

Nei pazienti con allergie alimentari, si osserva in molti casi un'ansia specifica nei confronti del cibo. Questa ansia è funzionale se permette al paziente di adottare comportamenti che garantiscano una corretta gestione dell'allergia alimentare come, per esempio, leggere le etichette o portare con sé i farmaci. È disfunzionale quando è eccessiva, limitante e porta il paziente a evitare cibi o situazioni per paura di possibili reazioni, senza una reale necessità. Quest’ ansia eccessiva e specifica verso il cibo può, quindi, condurre a strategie disadattive, come l'alimentazione restrittiva. Inoltre le persone allergiche sono abituate a prestare particolare attenzione alle sensazioni a livello orale e gastrointestinale, per timore di possibili reazioni. L'ansia legata all’allergia alimentare può amplificare tali sensazioni, fino a portare a una riduzione della varietà alimentare. 

I risultati mostrano che problemi psicologici attuali sono associati a livelli più elevati di cibo e neofobia alimentare. Questo suggerisce la necessità di un approccio multidisciplinare nella gestione delle allergie alimentari?

Come ampiamente evidenziato dalla letteratura scientifica, l’allergia alimentare può impattare negativamente sul benessere fisico e psicologico e sulla qualità di vita. I problemi psicologici includono ansia specifica, disturbi da stress post traumatico conseguenti a una reazione, problemi relazionali. Un approccio multidisciplinare è quindi assolutamente raccomandato: nel nostro Centro, l’Uosd Allergie alimentari - Centro di riferimento del Veneto per lo studio e la cura delle allergie e intolleranze alimentari - Aou di Padova, offriamo una presa in carico globale che comprende valutazione e assistenza allergologica, supporto dietoterapico e supporto psicologico. La psicoeducazione alimentare e il sostegno psicologico, integrati nel percorso medico-dietistico, aiutano il paziente ad affrontare le difficoltà emotive e psicosociali legate alla patologia e alla dieta, a trovare strategie funzionali ed equilibrate, a promuovere un rapporto positivo con il cibo, aumentando l’aderenza terapeutica, riducendo il disagio e prevenendo ulteriori complicanze dovute a diete auto-imposte troppo restrittive. 

È interessante che la prescrizione dell’adrenalina auto-iniettabile risulti un fattore “protettivo”. Come si può spiegare questo effetto? Potrebbe essere legato a una maggiore percezione di sicurezza nei pazienti?

Sottolineo che questo risultato va considerato con cautela, poiché ha mostrato un’ampia variabilità dei dati. In ogni caso il dato è significativo e in linea con altri studi che hanno riportato che per i pazienti adulti la prescrizione di adrenalina auto-iniettabile costituisce un fattore di sicurezza. Purtroppo, nonostante tutte le attenzioni dei pazienti, l’assunzione accidentale di allergeni può capitare, anche solo per contaminazione, e avere esiti rapidi e gravi, anche fatali. L’adrenalina autoiniettabile costituisce un dispositivo salvavita che permette di gestire i sintomi di anafilassi in modo tempestivo, sicuro ed efficace. È importante che il paziente o i suoi caregiver vengano formati adeguatamente e regolarmente sul corretto uso dell’adrenalina auto-iniettabile. Nel nostro Centro ci avvaliamo anche di simulazioni pratiche con un dispositivo dimostratore. 

Avete trovato che l’“alimentazione restrittiva” è associata a una maggiore probabilità di neofobia alimentare. In che modo questo stile alimentare può aggravare il rapporto con il cibo nei pazienti allergici?

Va chiarito che in questi disturbi l’alimentazione restrittiva non è volta a perdere peso, ma a difendersi dal cibo che viene considerato fonte di disagio o minaccia. La gestione dietetica necessaria per l'allergia alimentare può, in soggetti predisposti, evolvere in un quadro più complesso dove la restrizione non è più guidata solo dall’effettivo rischio fisico, ma dalla paura e dall’ansia, portando a carenze nutrizionali e ad un rapporto disfunzionale con il cibo. L'abitudine a limitare la dieta riduce la varietà del cibo assunto, aumentando la diffidenza verso nuovi alimenti. Il paziente finisce per auto-limitarsi a un numero ristretto di cibi considerati sicuri, rifiutando consistenze o sapori diversi. È importante capire che non si tratta di essere schizzinosi o capricciosi, ma, piuttosto, di una reazione fobica.

Dal punto di vista clinico, quali segnali dovrebbero allertare medici e nutrizionisti per identificare precocemente comportamenti evitanti eccessivi nei pazienti adulti con allergie alimentari?

Tra i segnali troviamo una marcata selettività alimentare, che va oltre la dieta di eliminazione degli allergeni, basata su aspetti sensoriali, paura eccessiva di reazioni avverse agli alimenti e/o generale disinteresse verso il cibo. Possiamo osservare, inoltre, un numero limitato di alimenti considerati sicuri, ansia e disagio durante i pasti, evitamento di contesti sociali che coinvolgono il cibo. Tali comportamenti possono svilupparsi in modo graduale o anche improvviso, per esempio dopo una reazione avversa al cibo. È importante non minimizzare tali sintomi, ma monitorare e, se riscontriamo un impatto significativo sul benessere del paziente, raccomandare una valutazione appropriata e, quando necessario, un intervento multidisciplinare.

Quali sono i prossimi passi della ricerca in questo ambito e quali interventi ritiene più promettenti per prevenire o trattare il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo e la neofobia alimentare negli adulti con allergie alimentari?

Sono necessari ulteriori studi longitudinali su larga scala per comprendere meglio i fattori predisponenti - genetici, fisiologici, psicologici, ambientali - e protettivi associati. Attualmente stiamo conducendo uno studio parallelo che coinvolge bambini, adolescenti e genitori. Sarà interessante vedere se i modelli sono gli stessi degli adulti o diversi. Per quanto riguarda gli interventi, una maggiore consapevolezza delle possibili difficoltà emotive e alimentari dei pazienti con allergia alimentare, un adeguato supporto medico e dietistico, integrato con la psicoeducazione alimentare e il supporto psicologico in un’ottica multidisciplinare si sono rivelati efficaci nel ridurre l’ansia legata al cibo e la compromissione nutrizionale e raggiungere strategie più funzionali, una maggiore varietà alimentare e una dieta più sana ed equilibrata. 

Nicola Miglino

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