Nella sindrome dell’intestino irritabile (Ibs) l’intervento nutrizionale non può più essere interpretato come un semplice elenco di alimenti da escludere, ma va inquadrato come un trattamento di prima linea, calibrato sul fenotipo del paziente e integrato con strategie che agiscono direttamente sull’ecosistema microbico. Il recente congresso Ibs Days 2026 di Bologna, dedicato alla gestione del disturbo, ha riunito ricercatori e clinici internazionali per fare il punto.

La Sindrome dell’intestino irritabile (Ibs) è un disturbo gastrointestinale cronico la cui prevalenza è in costante aumento. Le stime epidemiologiche indicano un’incidenza globale pari a circa il 9% negli uomini e al 14% nelle donne. In questo scenario, la pasta, alimento di base a livello mondiale e pilastro di numerose tradizioni alimentari, assume un ruolo ambivalente. Se da un lato rappresenta una fonte nutrizionale importante, dall’altro può costituire un potenziale fattore scatenante per i soggetti con Ibs, soprattutto nelle versioni integrali ricche di fibre. Il motivo risiede nel suo contenuto di carboidrati fermentabili, noti come Fodmap (Fermentable oligosaccharides, disaccharides, monosaccharides and polyols).

Si terrà a Savona, il prossimo 16 novembre, il convegno Ibs e stipsi: ieri, oggi e domani, sotto la Direzione scientifica di Pietro Dulbecco e con Raffaella Ferrando responsabile scientifica. Epidemiologia, diagnosi, trattamento farmacologico e chirurgico saranno al centro dell'incontro, così come troveranno spazio anche due temi di interesse nutrizionale. Il primo, relativo all'interazione cervello-intestino e al ruolo del microbiota nella patogenesi della Sindrome dell’Intestino Irritabile. Il secondo, sul ruolo della nutraceutica nelle terapie dell’IBS e della stipsi. L'evento si svolgerà presso la Sala Convegni dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Piazza Simone Weil 40 – Savona

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Due recenti lavori di revisione della letteratura riportano l’attenzione sul ruolo di un’alimentazione a basso contenuto di Fodmap (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) nel trattamento dei pazienti con sindrome dell'intestino irritabile (Ibs), ruolo ancora non del tutto chiaro. Nonostante la sua riconosciuta efficacia nella gestione dei sintomi, restano infatti da chiarire le variazioni nelle risposte individuali, l’impatto sul microbiota, le possibili carenze nutrizionali, lo sviluppo di stitichezza, la necessità di escludere un disturbo alimentare prima di iniziare la dieta e la scarsità di dati a lungo termine.

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