Da millenni, le spezie sono parte integrante della dieta e, tra queste, un ruolo di rilievo è da attribuirsi al pepe nero (Piper Nigrum L.), con un uso quotidiano in quasi tutte le cucine del mondo e una crescente fama come fonte di molecole bioattive con proprietà farmacologiche. Dibattuto il suo ruolo sulla salute poiché, insieme alla piperina, suo ingrediente attivo, contiene anche una ricca fitochimica che include oli volatili, oleoresine e alcaloidi meno conosciuti. 

Il microbiota intestinale potrebbe influire nella risposta emotiva a stimoli associati alla paura. Le indicazioni sembrano emergere da uno studio italiano pubblicato di recente su Nutrients, unico nel suo genere, condotto su donne con obesità. Ne abbiamo parlato con Federica Scarpina, ricercatrice presso il dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino e l’Uo di Neurologia e Neuroriabilitazione, Ospedale San Giuseppe (Irccs Istituto auxologico italiano), prima firma del lavoro.

Un’alimentazione sana, che segua i principi della Dieta mediterranea e la piramide degli alimenti, non solo è fondamentale per allontanare il rischio di patologie di diverso genere, ma aiuta anche a mantenere sostenibile l’ambiente in cui viviamo. Questo il messaggio che la Società italiana di scienze dell’alimentazione (Sisa) ha voluto lanciare nel corso del suo congresso nazionale tenutosi a Roma nei giorni scorsi.

Negli ultimi anni, sono emerse diverse evidenze sulla capacità di molti fitoterapici e/o nutraceutici di interferire con alcuni parametri legati alla sindrome metabolica, contribuendo così a ridurre lo sviluppo di rischio cardiovascolare. Come discusso recentemente a Bologna, nel corso del congresso nazionale Sinut (Società italiana di nutraceutica), si sta assistendo a una diffusione di questi prodotti, in particolare nel campo dell’eccesso ponderale e del diabete mellito di tipo 2 con obesità.

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