Diversi nutraceutici sono in grado di ridurre in modo significativo la colesterolemia nell’uomo. Alcuni, peraltro, agiscono anche su infiammazione vascolare, reattività endoteliale e rigidità arteriosa, marcatori surrogati di stress e invecchiamento vascolare. Per non parlare dei probiotici che, risultati alla mano, si stanno aggiungendo di fatto al pool dei nutraceutici ipocolesterolemizzanti di interesse clinico. A parlarcene, Arrigo Cicero, presidente Sinut (Società italiana di nutraceutica), intervenuto sul tema al recente congresso nazionale di Bologna

La protezione della parete vasale e il mantenimento della piena funzionalità dell’endotelio, rappresentano un unmet medical need verso il quale si rendono necessarie strategie terapeutiche e/o nutraceutiche, capaci sia di prevenire l’instaurarsi di una disfunzione endoteliale che di supportarne il ripristino, laddove sia già avvenuto il danno.

Il primo motivo di preoccupazione per i consumatori dell'Unione europea nella scelta degli alimenti da acquistare è il prezzo, seguito dalla sicurezza. Questi i risultati dell'Eurobarometro 2022 sulla sicurezza alimentare nell'Ue, quarta indagine di questo tipo svolta dal 2005 da Efsa. Basata su interviste a 27 mila cittadini, l’indagine fornisce un quadro in evoluzione del modo in cui gli europei scelgono gli alimenti, della loro consapevolezza, delle loro preoccupazioni in materia di sicurezza alimentare e dei soggetti in cui ripongono la loro fiducia per informazioni in merito.

Rispetto a qualche anno, fa pesa maggiormente sugli europei il costo degli alimenti, divenendo il principale fattore che influenza gli acquisti. Quasi la metà dei cittadini Ue considera importante anche la sicurezza alimentare e il 41% dà per scontato che gli alimenti che acquista siano sicuri.

Così Bernhard Url, direttore esecutivo dell’Efsa: "Dal nostro ultimo sondaggio del 2019 sono successe molte cose, non ultime una pandemia mondiale e lo scoppio di una guerra in Europa. Tali eventi hanno avuto conseguenze drammatiche e non sorprende che per molti europei l'aumento del costo della vita influisca più di prima sulle scelte alimentari. D'altra parte, la sicurezza alimentare rimane importante per molti di essi, ed è incoraggiante vedere che quasi la metà si preoccupa di mangiare in modo sano nella stessa misura in cui si preoccupa dei rischi alimentari. L'Eurobarometro 2022 mostra anche che la maggioranza dei cittadini riconosce che lo stato dell'ambiente, degli animali e delle piante ha un impatto sulla salute umana. Questo dato è un segnale positivo in questa fase di transizione verso sistemi alimentari sostenibili”.

Tra i risultati più rilevanti, si segnala come oltre un terzo degli europei abbia un livello di consapevolezza molto alto o alto sui temi della sicurezza alimentare. Su questo fronte, in testa alla lista delle preoccupazioni ci sono i residui di pesticidi negli alimenti e i residui di antibiotici, ormoni o steroidi nella carne.  Un numero minore di persone teme le malattie delle piante, l'uso delle nuove biotecnologie nella produzione alimentare e le nanotecnologie applicate ad essa. Circa sei persone su dieci indicano nella televisione una delle principali fonti di informazione sui rischi alimentari. Nell’80% dei casi c’è fiducia in medici, scienziati universitari finanziati da enti pubblici e organizzazioni di consumatori per le informazioni sulla sicurezza dei cibi. Solo una minoranza (21%) non cambierebbe il proprio comportamento in caso di allarme alimentare. Le ragioni principali addotte includono il fatto di preparare già gli alimenti nel modo raccomandato e la convinzione che tutti gli alimenti comportino qualche rischio e che sia impossibile evitarli tutti. (n.m.)

 

 

Dal 2024, la città olandese di Haarlem diventerà la prima al mondo a vietare la pubblicità della carne. Obiettivo dichiarato: ridurre i consumi e le emissioni di gas serra. Il divieto, riguarderà anche altri prodotti considerati particolarmente impattanti sul clima, come le auto alimentate a combustibili fossili e i voli aerei per turismo. Ziggy Klazes, consigliera del partito verde GroenLinks che ha redatto la mozione del divieto, ha dichiarato di ignorare che Haarlem sarebbe stata la prima città al mondo a intraprendere questa strada: "È un segnale: se venisse raccolto a livello nazionale, sarebbe solo molto bello", ha commentato. “Non si tratta di ciò che le persone cuociono e arrostiscono nella propria cucina. Se le persone volessero continuare a mangiare carne, bene. Non possiamo dire alle persone che c'è una crisi climatica e incoraggiarle ad acquistare prodotti che fanno parte della causa”.

Immediate, si sono alzate le voci di protesta, a partire, ovviamente, dall’industria della carne olandese che proprio negli stessi giorni dell’annuncio ha lanciato la campagna Nederland Vleesland (Paesi Bassi paese della carne), per incentivarne il consumo nella popolazione. Un portavoce dei gruppi di allevatori olandesi ha affermato che la città “si sta spingendo troppo oltre nel dire alle persone cos’è meglio per loro”.

Critica anche l’opposizione in consiglio comunale, per voce di Sander van den Raadt, leader locale del partito di centrodestra Trots: “È straordinario che il comune di Haarlem organizzi una grande campagna pubblicitaria per dire alle persone che in città possono essere se stesse e amare chi vogliono, ma allo stesso tempo se a queste piace la carne invece della verdura verrà una “brigata paternalistica” a dire loro che si stanno sbagliando”.

I dati più recenti della letteratura scientifica imputano alla produzione alimentare un terzo di tutte le emissioni responsabili del riscaldamento del pianeta, con l'uso di animali per la carne che rappresenta il doppio dell'inquinamento della produzione di alimenti a base vegetale. Secondo Greenpeace, l'obiettivo dell'Ue di emissioni zero entro il 2050, il consumo di carne deve essere ridotto a 24 chili per persona all'anno, rispetto all'attuale media di 82 chili. (n.m.)

 

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