Tra le strategie non farmacologiche per la gestione della fibromialgia prove crescenti suggeriscono un potenziale ruolo benefico per la nutrizione, includendo sia integratori alimentari e sia interventi dietetici. L'analisi della letteratura ha dimostrato che il ruolo degli integratori alimentari rimane controverso, sebbene gli studi clinici con integratori di vitamina D, magnesio, ferro e probiotici mostrino risultati promettenti.

Crescono gli indizi a favore di uno stretto legame tra carenza di vitamina D e infezione da Sars-coV-2. Un contributo rilevante giunge dal lavoro di alcuni clinici americani, pubblicato nei giorni scorsi su Jama network open, che ha preso in esame una coorte di 489 soggetti (366 donne, 123 uomini. Età media: 49 anni) di cui si disponevano i valori di 25-idrossicolecalciferolo e 1,25-idrossicolecalciferolo nell’ultimo anno prima del tampone effettuato tra marzo e aprile scorsi, prendendo anche in considerazione eventuali trattamenti dell’ipovitaminosi D intercorsi. 

Con l’aumentare dell’aspettativa di vita in salute una delle sfide più interessanti di questi anni consiste nella prevenzione della sarcopenia, una perdita della massa muscolare scheletrica e della funzione fisica, in termini di forza muscolare o prestazione, che si verifica con l'avanzare dell'età e che è diventata sempre più diffusa. 

Due review e uno studio clinico da poco pubblicati ripropongono con forza un ruolo della vitamina D non soltanto nella prevenzione dei tumori ma anche nella prognosi e nella gestione degli effetti collaterali di chemio e immunoterapia.

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