Nuovi dati a corredo dell’ipotesi che la vitamina D ad alte dosi migliori la prognosi di Covid-19 giungono da un’analisi condotta da un team dell’Università di Parma, Verona e degli Istituti di ricerca Cnr di Reggio Calabria e Pisa guidato da Sandro Giannini del dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, pubblicata su Nutrients.

Sensibilizzare istituzioni, mondo scientifico e opinione pubblica sulle più recenti evidenze scientifiche a sostegno dell’utilità della vitamina D nella prevenzione e nel trattamento di Covid-19. Questo l’obiettivo di un documento inviato ad autorità sanitarie nazionali e regionali, messo a punto da un gruppo di lavoro di 135 medici istituito dall'Accademia di medicina di Torino, sotto il coordinamento del suo presidente Giancarlo Isaia e di Antonio D’Avolio, docenti, rispettivamente, di geriatria e farmacologia all'Università di Torino.

Un elevato consumo di vitamine A, E e D si rivela protettivo nei confronti di affezioni a carico delle vie respiratorie. Questi i risultati, pubblicati su Bmj nutrition prevention & health, di un’analisi osservazionale condotta in Uk su circa 6 mila soggetti afferenti al National diet and nutrition survey rolling programme, indagine che dal 2008 recluta, ogni anno, 1.000 adulti distribuiti in diverse aree del Regno Unito, raccogliendone i dati delle abitudini alimentari.

Si susseguono pubblicazioni sul ruolo della vitamina D in caso di Covid-19. L’ultima, su Clinical Nutrition, riguarda uno studio osservazionale, prospettico, condotto presso l’Ospedale San Matteo di Pavia, tra i centri di riferimento Covid lombardi.

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