Negli ultimi anni, il digiuno intermittente è passato da essere una pratica di nicchia a una vera e propria tendenza per la salute. Promosso come un metodo rivoluzionario per migliorare il metabolismo e perdere peso, questa pratica consiste nel limitare l'assunzione di cibo a finestre temporali specifiche, alternate a periodi di astensione totale o parziale dalle calorie. Tuttavia, una recente e approfondita revisione della Cochrane Library mette in discussione l'efficacia superiore di questo approccio rispetto alle diete tradizionali.

Un recente studio, pubblicato su Scientific reports, apre nuovi orizzonti sulla complessa relazione tra la composizione del microbiota intestinale e l’osteoartrosi del ginocchio. La ricerca, frutto della collaborazione tra Wellmicro®, l’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Cnr e l’Università "Magna Grecia" di Catanzaro, rappresenta una delle prime evidenze scientifiche che collegano specifici ceppi batterici non solo alla presenza della patologia, ma anche alla sua espressione funzionale e dolorosa.

In collaborazione con Bruno Farmaceutici

L'anemia rappresenta la complicanza sistemica e la manifestazione extra-intestinale più frequente nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Si stima che circa un terzo dei pazienti adulti presenti anemia al momento della diagnosi, con percentuali che salgono al 70% nella popolazione pediatrica1. Nelle MICI, l'anemia è spesso di natura multifattoriale, derivante da una combinazione di carenza marziale cronica (dovuta a perdite ematiche intestinali e malassorbimento) e anemia da malattia cronica, dove l'infiammazione ostacola il normale metabolismo del ferro2.

Nutrizione clinica in odontoiatria: il ruolo delle vitamine liposolubili (E. Morsut, Ed. Oraltec, 172 pp.; € 29,90) parte da un interrogativo cruciale: perché interventi odontoiatrici tecnicamente impeccabili possono andare incontro a guarigioni lente, recidive o fallimenti? La risposta risiede nel terreno biologico del paziente e, nello specifico, nel ruolo dei micronutrienti come regolatori sistemici fondamentali.

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