L’obesità può associarsi a una condizione apparentemente paradossale: la carenza di ferro. Nonostante un apporto calorico spesso adeguato o persino eccessivo, le persone con obesità presentano, infatti, un rischio maggiore di alterazioni del metabolismo del ferro. Alla base vi sarebbero, tra gli altri fattori, l’infiammazione cronica di basso grado e l’aumento dell’epcidina, l’ormone che svolge un ruolo centrale nella regolazione dell’omeostasi del ferro. Una revisione sistematica pubblicata su Nutrients ha analizzato gli effetti di tre diversi pattern alimentari (dieta mediterranea, dieta chetogenica e digiuno intermittente) sul metabolismo del ferro negli adulti con obesità. Gli autori hanno incluso nella sintesi qualitativa 38 studi, evidenziando differenze e punti di attenzione, ma anche un elemento trasversale: la perdita di peso sembra contribuire di per sé al miglioramento dello status del ferro, attraverso la riduzione dell’infiammazione e dei livelli di epcidina.
In collaborazione con Bruno Farmaceutici
Il ferro è un microelemento essenziale per l’organismo umano, svolgendo un ruolo cardine non solo nella salute generale, ma in modo critico nella performance sportiva1. Per un atleta, mantenere livelli ottimali di ferro non è solo una questione di benessere, ma un requisito fondamentale per sostenere il metabolismo energetico, la funzione cognitiva e il trasporto dell'ossigeno. Tuttavia, la letteratura scientifica evidenzia come la carenza di ferro sia una condizione estremamente comune nel mondo dello sport, in particolare tra gli atleti di endurance2. A livello biologico, il ferro è il cuore della produzione di emoglobina nei globuli rossi e di mioglobina nelle cellule muscolari. Queste proteine sono responsabili del trasporto e del legame dell’ossigeno, elemento vitale per la produzione di ATP durante lo sforzo fisico. Oltre a ciò, il ferro è un cofattore essenziale per numerosi enzimi coinvolti nella catena di trasporto degli elettroni e nella sintesi del DNA3. Una sua carenza, dunque, compromette direttamente la capacità ossidativa dei muscoli e la resistenza aerobica4.
In collaborazione con Bruno Farmaceutici
L'anemia rappresenta la complicanza sistemica e la manifestazione extra-intestinale più frequente nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Si stima che circa un terzo dei pazienti adulti presenti anemia al momento della diagnosi, con percentuali che salgono al 70% nella popolazione pediatrica1. Nelle MICI, l'anemia è spesso di natura multifattoriale, derivante da una combinazione di carenza marziale cronica (dovuta a perdite ematiche intestinali e malassorbimento) e anemia da malattia cronica, dove l'infiammazione ostacola il normale metabolismo del ferro2.
In occasione del lancio, da parte di Ibsa Farmaceutici, di una nuova formulazione di ferro in film orodispersibile, nata con l’obiettivo di facilitare l’assunzione degli integratori e un rapido assorbimento dell’ingrediente attivo, abbiamo incontrato a Milano Giorgio Donegani, esperto di nutrizione e tecnologo alimentare, al quale abbiamo rivolto alcune domande legate al ruolo del minerale per il nostro organismo, alle fonti alimentari e alla possibile supplementazione.