Lo studio
La revisione ha analizzato 22 studi controllati randomizzati che hanno coinvolto un totale di 1.995 partecipanti adulti con sovrappeso o obesità. I ricercatori hanno valutato diverse varianti del digiuno intermittente, tra cui l'alimentazione a tempo limitato (la più comune), il digiuno a giorni alterni e il digiuno periodico, confrontandoli con i consigli dietetici regolari o con l'assenza di qualsiasi intervento.
I risultati principali hanno riguardato la perdita di peso, la qualità della vita e i possibili eventi avversi, con un follow-up minimo di sei mesi per garantire una valutazione della sostenibilità a breve e medio termine.
I risultati: Poche differenze rispetto alle diete classiche
Contrariamente alle aspettative di molti, la revisione ha rilevato che il digiuno intermittente può comportare una differenza minima o nulla nella percentuale di perdita di peso rispetto alle diete ipocaloriche tradizionali. Anche la probabilità di raggiungere una riduzione del 5% del peso corporeo non sembra essere significativamente influenzata dal digiuno intermittente, sebbene le prove in questo ambito siano considerate molto incerte a causa del rischio di bias negli studi analizzati.
Quando confrontato con l'assenza di alcun intervento, il digiuno intermittente porta a una differenza minima nella perdita di peso (-3,42%, valore statisticamente significativo), un dato, a detta degli autori, modesto, non particolarmente significativo dal punto di vista clinico e con una “certezza moderata” delle prove. In sintesi, sebbene il meccanismo teorico del digiuno sia legato alla restrizione calorica e a un miglioramento della sensibilità all'insulina, i risultati clinici non mostrano una superiorità netta rispetto ad altri metodi.
Impatto su salute e qualità della vita
Oltre al peso, la revisione ha esaminato altri parametri critici:
- qualità della vita: il digiuno intermittente sembra avere un effetto minimo o nullo sul benessere generale dei partecipanti;
- eventi avversi: le prove sono ancora incerte, ma non sono stati rilevati rischi gravi significativi. Alcuni dati suggeriscono che gli uomini potrebbero sperimentare eventi avversi più frequentemente delle donne, ma sono necessarie ulteriori ricerche.
- parametri metabolici: non sono stati osservati impatti rilevanti sui livelli di colesterolo totale o trigliceridi, anche se potrebbe esserci un lieve aumento del colesterolo Hdl.
Limiti della ricerca
Un dato fondamentale emerso dalla revisione è la mancanza di dati a lungo termine. La maggior parte degli studi inclusi si è concentrata su effetti a breve termine (fino a 12 mesi), rendendo difficile valutare se il digiuno intermittente sia una strategia sostenibile o efficace per periodi prolungati. Inoltre, molti studi presentavano un alto rischio di bias e non riportavano informazioni cruciali come la soddisfazione dei partecipanti o l'aderenza effettiva alla dieta.
Così concludono gli Autori: “Il digiuno intermittente, per chi lo trova sostenibile, può essere un'opzione ragionevole per ridurre le calorie. Tuttavia, le persone non dovrebbero sentirsi obbligati a seguirlo pensando che sia intrinsecamente superiore ad altri approcci nutrizionali. La scelta deve basarsi sulla praticità individuale e sulla capacità di mantenere l'abitudine nel tempo”.
Nicola Miglino
