Negli ultimi vent'anni, i probiotici sono passati dall'essere semplici ingredienti dello yogurt a diventare un'industria globale da miliardi di dollari, promettendo benefici per quasi ogni disturbo, dal gonfiore addominale all'ansia. Ma quanto c'è di vero dietro queste promesse? Una nuova e imponente ricerca della University of Virginia (UVA) School of Medicine suggerisce che il mercato sia andato molto più avanti rispetto alla scienza, ma offre anche una soluzione tecnologica rivoluzionaria per colmare questo divario.

Negli ultimi due decenni, l’approccio dei cittadini statunitensi verso la salute e il benessere ha subito una trasformazione radicale, riflessa in modo evidente nelle abitudini di consumo degli integratori alimentari. Secondo un’ampia analisi basata sui dati del National health and nutrition examination survey (Nhanes), l'uso complessivo di integratori tra gli adulti è aumentato dal 51% nel periodo 1999-2000 al 60% nel biennio 2021-2023. Questo incremento non è stato lineare, ma ha mostrato un’accelerazione significativa a partire dal 2009-2010, spinto da un mercato in rapida espansione e da una crescente attenzione verso la salute personalizzata.

L'integrazione personalizzata mediante intelligenza artificiale (IA) rappresenta una delle frontiere più avanzate della nutrizione di precisione, poiché sposta l'attenzione da interventi generalizzati a strategie mirate fondate sui dati individuali. Questo approccio risulta particolarmente promettente nell'ambito della salute materna, dove l'integrazione di micronutrienti multipli (Mms) può essere ottimizzata per migliorare gli esiti della gravidanza. Un elemento centrale in questo ambito è il gemello digitale nutrizionale, un modello computazionale che simula i processi fisiologici e metabolici di un individuo.

L'impiego di vitamine, minerali e nutraceutici nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia è un tema che continua a suscitare interrogativi tra professionisti sanitari e pazienti. Da un lato persistono timori legati al rischio che alcuni integratori possano interferire con l'efficacia dei trattamenti antitumorali; dall'altro è diffusa la convinzione che ciò che è "naturale" sia sempre innocuo e vantaggioso. Qual è il confine tra prudenza e opportunità clinica?

Ne ha parlato Maurizio Fadda, Dietista senior presso la Uo di Gastroenterologia, Endoscopia e Nutrizione clinica dell'Ospedale Koelliker di Torino, al recente Congresso nazionale Sinut di Bologna, con una relazione dedicata proprio al tema della supplementazione vitaminico-minerale durante la chemioterapia. Un'occasione per fare chiarezza sulle evidenze scientifiche disponibili, distinguere i reali rischi dai falsi miti e comprendere quale possa essere il ruolo del dietista nella gestione nutrizionale del paziente oncologico.

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