Proteine e nutrizione per la performance sono oggi tra i principali motori del mercato statunitense degli integratori. Secondo i dati di Spins riportati da Nutritional Outlook, queste due categorie concentrano complessivamente il 45% della crescita del mercato degli integratori negli Stati Uniti.
Negli ultimi due decenni, l’approccio dei cittadini statunitensi verso la salute e il benessere ha subito una trasformazione radicale, riflessa in modo evidente nelle abitudini di consumo degli integratori alimentari. Secondo un’ampia analisi basata sui dati del National health and nutrition examination survey (Nhanes), l'uso complessivo di integratori tra gli adulti è aumentato dal 51% nel periodo 1999-2000 al 60% nel biennio 2021-2023. Questo incremento non è stato lineare, ma ha mostrato un’accelerazione significativa a partire dal 2009-2010, spinto da un mercato in rapida espansione e da una crescente attenzione verso la salute personalizzata.
Negli ultimi anni, l'attenzione sul cibo ultraprocessato (Upf) è cresciuta notevolmente, insieme alle preoccupazioni riguardo alla sua associazione con una vasta gamma di malattie croniche, tra cui obesità, diabete, cancro, malattie cardiovascolari e disturbi comportamentali. Preoccupazioni amplificate, negli Stati Uniti, dal rapporto della commissione federale Make America Healthy Again (Maha), pubblicato a maggio di quest’anno, che ha ripetutamente menzionato i danni associati agli Upf, creando le premesse per una possibile inclusione di questa categoria di alimenti nelle prossime linee guida dietetiche 2025-2030 per gli americani.
L'America è in preda a una vera e propria "frenesia dei macronutrienti", un'ossessione per l'assunzione di proteine che ha raggiunto livelli senza precedenti. A frenare gli entusiasmi, però, è Eric Topol, medico cardiologo, uno dei 10 ricercatori più citati al mondo, che da tempo è impegnato in un’efficace attività di divulgazione scientifico attraverso il suo seguitissimo podcast Ground Truths. Prendendo spunto da alcuni podcast e articoli molto popolari usciti di recente in Usa che, analizzando il fenomeno, arrivavano a concludere che, comunque, un elevato apporto proteico difficilmente possa nuocere alla salute, a meno di problemi renali specifici, Topol sottolinea come, al contrario, i dati disponibili offrano una prospettiva ben diversa sull'efficacia e la sicurezza di tale tendenza.