Nel contesto di Ipem (Incontri pavesi di endocrinologia e metabolismo), il 5 e 6 settembre prossimi si terrà a Pavia, presso l'Aula Magna del Collegio Ghislieri, il convegno “La fenomenologia dello stress nelle malattie croniche quali diabete e obesità”. L’appuntamento mira a offrire una disamina approfondita degli aspetti legati allo stress in queste malattie croniche, considerando l'impatto sull'individuo, sul welfare e persino sull'operatore sanitario.

Il freekeh, o farik, è un cereale tradizionale mediorientale derivato dal grano verde, raccolto prematuramente e tostato che sta guadagnando fama globale come alternativa ricca di nutrienti in grado di offrire una soluzione convincente alle urgenti sfide in materia di sostenibilità e sicurezza alimentare. Rispetto ai cereali convenzionali, la coltivazione del freekeh richiede meno irrigazione e fertilizzanti, favorendo pratiche agricole più sostenibili senza comprometterne il valore nutrizionale. Ecco perché le sue applicazioni in diversi prodotti alimentari si stanno espandendo, offrendo promettenti opportunità per aumentarne il consumo a livello globale. 

Raccomandazioni nutrizionali in chirurgia bariatrica. Manuale Sicob, Adi, Sio (M. G. Carbonelli, I. Grandone; Il Pensiero Scientifico; pp. 224; € 30,00) offre un quadro completo di cosa è necessario fare per permettere al paziente affetto da grave obesità candidato alla chirurgia bariatrica di raggiungere in buona salute i risultati desiderati e mantenerli a lungo termine. La valutazione nutrizionale prima della chirurgia bariatrica, l’attento follow-up, la terapia dietetica mirata e la giusta supplementazione permettono di ottenere il massimo beneficio con il minimo rischio nutrizionale.

Nonostante i progressi della medicina, le malattie infettive causate da batteri e virus rimangono tra le principali cause di morte a livello globale. Quale ruolo, in questo scenario, potrebbe giocare il fruttosio? Una recente ricerca, pubblicata su Redox Biology e condotta da un gruppo dell'Università di Vienna guidato dalla Prof.ssa Ina Bergheim, del dipartimento di Scienze della nutrizione, ha svelato una connessione preoccupante: il fruttosio può rendere l’organismo più vulnerabile all'infiammazione, anche dopo un consumo a breve termine.

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