I ricercatori hanno realizzato due studi randomizzati indipendenti su adulti sani, confrontando gli effetti sull'immunità del consumo di bevande dolcificate con fruttosio rispetto a quelle con glucosio. Per comprendere i meccanismi molecolari coinvolti, sono stati eseguiti anche esperimenti con monociti isolati e modelli di coltura cellulare.
La scoperta più rilevante è che l'assunzione di fruttosio, a differenza del glucosio, porta a un aumento della concentrazione del recettore Toll-like 2 (Tlr2) nei monociti. Questo recettore è fondamentale per regolare la risposta immunitaria. Di conseguenza, i monociti tendono a mostrare una maggiore sensibilità all'acido lipoteicoico, una tossina batterica. L'effetto si traduce in un rilascio maggiore di messaggeri pro-infiammatori, quali interleuchina-6, interleuchina-1β e il fattore di necrosi tumorale-alfa. In sostanza, l’organismo diventa più suscettibile all'infiammazione perché la concentrazione di recettori per le tossine batteriche aumenta.
"Questi risultati", afferma Bergheim, "danno un contributo importante alla comprensione di come i singoli componenti alimentari e il fruttosio in particolare possano influenzare il sistema immunitario. Il nostro studio evidenzia che anche un consumo elevato di fruttosio a breve termine può alterare il sistema immunitario e aumentare l'infiammazione in persone sane. Si tratta di un’evidenza importante, dal momento che il fruttosio è onnipresente in bevande zuccherate e dolci”.
In prospettiva, i ricercatori sottolineano di voler chiarire gli effetti a lungo termine di un consumo cronicamente elevato di fruttosio sul sistema immunitario e sulla suscettibilità alle infezioni.
“Sarà particolarmente importante investigare questi effetti in gruppi a rischio, come quelli affetti da diabete mellito di tipo II o steatosi epatica, patologie spesso associate a disfunzioni metaboliche”, conclude Bergheim. “Lo zucchero, in particolare il fruttosio presente nelle bevande zuccherate e nei dolci, è, infatti, da tempo sospettato di aumentare il rischio di sviluppare malattie metaboliche ".
Nicola Miglino
