Che la vitamina E, uno degli antiossidanti dietetici liposolubili fondamentali, giochi un ruolo importante nel determinare il profilo lipidico di chi ha diabete mellito è informazione nota. Meno chiaro, invece, sono i dosaggi, la modalità di integrazione e le caratteristiche dei soggetti che potrebbero beneficiarne, data l’eterogeneità di questi parametri nei diversi studi presenti in letteratura.

La pandemia in corso ha dato una spinta rilevante al mercato delle vitamine che, nel 2020, ha raggiunto un valore di 545,6 milioni di euro (valore prezzo al pubblico), in crescita del 22,1% rispetto all’anno precedente, secondo quanto comunicato in questi giorni da Iqvia, il provider globale di dati, analisi, consulenza e tecnologie innovative in ambito farmaceutico.

Negli ultimi decenni, la prevalenza di malattie allergiche è aumentata in modo significativo in tutto il mondo. Il motivo sembra, tra l’altro, legato alle nuove abitudini alimentari che vedono prevalere alti consumi di acidi grassi omega-6 rispetto agli omega-3, insieme alla riduzione del consumo di vegetali e cibi freschi contenenti antiossidanti come le vitamine A, C ed E.

L’integrazione con vitamina E si conferma utile nel combattere i processi di infiammazione sub-clinica secondo una metanalisi pubblicata lo scorso ottobre su Scientific Reports, rivista open access del gruppo Nature.

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