Il 20° Forum di Nutrizione Pratica - Nutrimi celebrerà il suo ventennale il 17 e 18 aprile 2026 nella cornice del Meliá Milano.

Nei giorni scorsi, l’organizzazione Eat Europe ha ufficializzato l’ingresso dell’azienda italiana Aboca tra i propri membri. Questa adesione avvia una collaborazione tecnica e strategica volta a integrare le competenze nel settore della salute naturale con le politiche di trasformazione dei sistemi alimentari europei.

L’integrazione alimentare in Italia non è più un fenomeno di nicchia, ma una realtà consolidata che coinvolge la stragrande maggioranza della popolazione. Secondo l’indagine "Italiani e Integratori alimentari", realizzata da AstraRicerche per conto di Integratori & Salute, oltre 35 milioni di connazionali hanno utilizzato questi prodotti nell’ultimo anno. I dati mostrano come l’85% della popolazione ne abbia fatto uso almeno una volta, con ben un italiano su tre che li assume regolarmente ogni mese.

Il benessere al centro della scelta

La motivazione principale che spinge verso l'integrazione è la ricerca di un miglioramento della qualità della vita. Quasi l'80% degli utilizzatori ritiene che gli integratori abbiano effettivamente migliorato il proprio stato di benessere. Gli italiani mostrano oggi una visione olistica della salute, le cui fondamenta sono il riposo (60%), una sana alimentazione (52%) e l'attività fisica (51%). In questo contesto, gli integratori si inseriscono come un supporto complementare per il 38% degli intervistati.

Le tipologie più diffuse riguardano il supporto alle difese immunitarie (39%) e l’energia fisica (37%). Tuttavia, emerge un interesse crescente anche per la salute mentale e cognitiva: il 18% utilizza prodotti per gestire sonno, stress o umore, mentre il 16% cerca supporto per la concentrazione.

Il ruolo cruciale dei professionisti e della farmacia

Nonostante la crescita del digitale, il fattore umano e la competenza professionale restano determinanti. La farmacia si conferma il luogo d'elezione per l'acquisto per il 61% degli italiani, grazie al senso di sicurezza e professionalità che trasmette. L'online segue al 33%, superando la grande distribuzione (21,5%).

Per circa due utilizzatori su tre (65%), il consiglio decisivo arriva da medici e farmacisti, che restano le figure più influenti e le principali fonti di informazione.

Germano Scarpa, Presidente di Integratori & Salute, sottolinea come l’integrazione, se supportata dal parere di esperti, rappresenti un vero investimento sulla longevità attiva. Il "fai da te" è praticato solo da un italiano su tre, una percentuale che l’associazione mira a ridurre per evitare rischi e disinformazione.

Luoghi comuni e necessità di informazione

L’indagine evidenzia però un quadro a "tinte chiaroscure" sulla reale conoscenza dei prodotti. Persistono ancora numerosi luoghi comuni: la metà degli italiani (51%) crede erroneamente che per alcuni integratori sia necessaria la prescrizione medica, mentre solo il 40% è consapevole che nessun integratore la richiede.

Esistono inoltre percezioni contrastanti che oscillano tra il considerare questi prodotti come "elisir miracolosi" o, al contrario, come semplici palliativi. Per questo motivo, il settore punta con forza sulla formazione e sulla ricerca scientifica. Come ribadito da Scarpa, è essenziale che la qualità del prodotto sia accompagnata dalla qualità del consiglio professionale, affinché il consumatore possa comprendere concetti complessi come la biodisponibilità o il momento ottimale per l’assunzione.

 

L’evoluzione della microbiologia clinica ha sancito il superamento del profiling tassonomico a favore di una visione funzionale e multi-omica. L’identificazione della sola composizione batterica è oggi considerata insufficiente se non integrata con l’analisi degli output metabolici. Questo spostamento di paradigma è giustificato dalla ridondanza genetica del microbiota: ecosistemi con una composizione tassonomica eterogenea possono possedere corredi enzimatici sovrapponibili, convergendo verso la produzione dei medesimi mediatori biochimici. I metaboliti rappresentano dunque il vero ponte molecolare tra microbiota e ospite e non si tratta più di analizzare una semplice “lista di batteri”, ma di comprendere il meccanismo d’azione attraverso l’interazione ligando-recettore.

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