Il digiuno prolungato, definito come astinenza volontaria dall'assunzione di calorie per periodi superiori alle 24 ore, è sempre più riconosciuto non solo come intervento metabolico, ma anche come modulatore psico-comportamentale. Una recente review pubblicata su Nutrients ha preso in esame le attuali evidenze sugli effetti psicologici e psichiatrici del digiuno prolungato e intermittente, includendo sia le pratiche laiche che quelle religiose. A parlarcene, Vincenzo Maria Romeo, Psichiatra, Università degli Studi di Palermo, coordinatore dell’analisi.

L'invecchiamento è un processo biologico complesso che porta con sé una serie di sfide fisiologiche, tra cui la più significativa è la progressiva perdita di massa e potenza muscolare. Questa condizione, spesso trascurata fino a quando non limita l'autonomia, può compromettere drasticamente la capacità di svolgere le più semplici attività quotidiane. Tuttavia, una recente ricerca, pubblicata sul Journal of cachexia, sarcopenia and muscle ha individuato un alleato inaspettato, economico e ampiamente disponibile: il burro di arachidi. I risultati indicano che il consumo quotidiano di questo alimento può potenziare in modo significativo la forza muscolare negli anziani.

L'artrosi del ginocchio rappresenta una delle principali sfide per la salute pubblica globale, essendo una causa primaria di dolore cronico, rigidità e ridotta mobilità, specialmente nella popolazione anziana. Tradizionalmente, la gestione di questa patologia si è affidata a interventi farmacologici o a programmi di esercizio fisico che, pur essendo efficaci nel rafforzare i muscoli e migliorare la funzione articolare, mostrano frequenti problemi di aderenza a lungo termine. Tuttavia, una recente ricerca condotta dall'Università di Nottingham suggerisce che la soluzione potrebbe risiedere, almeno in parte, nel nostro intestino.

In collaborazione con Bruno Farmaceutici

Il ferro è un microelemento essenziale per l’organismo umano, svolgendo un ruolo cardine non solo nella salute generale, ma in modo critico nella performance sportiva1. Per un atleta, mantenere livelli ottimali di ferro non è solo una questione di benessere, ma un requisito fondamentale per sostenere il metabolismo energetico, la funzione cognitiva e il trasporto dell'ossigeno. Tuttavia, la letteratura scientifica evidenzia come la carenza di ferro sia una condizione estremamente comune nel mondo dello sport, in particolare tra gli atleti di endurance2. A livello biologico, il ferro è il cuore della produzione di emoglobina nei globuli rossi e di mioglobina nelle cellule muscolari. Queste proteine sono responsabili del trasporto e del legame dell’ossigeno, elemento vitale per la produzione di ATP durante lo sforzo fisico. Oltre a ciò, il ferro è un cofattore essenziale per numerosi enzimi coinvolti nella catena di trasporto degli elettroni e nella sintesi del DNA3. Una sua carenza, dunque, compromette direttamente la capacità ossidativa dei muscoli e la resistenza aerobica4.

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