A ogni neonato sano, anche quello nato da taglio cesareo, dovrebbero essere garantiti, subito dopo la nascita, il contatto “pelle a pelle” con la propria mamma e l’attacco immediato al seno: queste pratiche, oltre ad apportare indubbi benefici sull’interazione madre-neonato, rappresentano anche un investimento sulla costruzione di un adeguato microbiota. Questo il messaggio che la Società italiana di neonatologia (Sin) ha voluto lanciare lo scorso 27 giugno, in occasione della Giornata mondiale del microbiota.
Un recente studio osservazionale condotto da un gruppo di ricercatori della Brown University di Providence, nel Rhode Island, ha messo in evidenza una stretta correlazione tra consumo di pesce e incidenza di melanoma, attribuendone la possibile causa alla presenza di contaminanti.
Un caso clinico decisamente particolare ci è utile per ripassare i rischi di un eccesso di vitamina D nell’organismo. L’episodio viene descritto dalle colonne di Bmj case reports e riguarda un uomo di circa 50 anni, ricoverato in ospedale a seguito di un complesso quadro sintomatico comprendente vomito, nausea, dolori addominali, crampi alle gambe, tinnito, secchezza delle fauci, aumento della sete, diarrea e perdita di peso.
Troppi studi epidemiologici e osservazionali sui benefici della dieta nel preservare, con il tempo, la funzione cognitiva, non trovano conferme negli studi clinici. Due le possibili spiegazioni: o non esiste una relazione causa/effetto o i trial clinici sono mal disegnati. Da queste premesse nasce il tentativo del Nutrition for dementia prevention working group della University of southern California (Usc) di fornire suggerimento su strategie efficaci per indagare nel modo migliore il rapporto tra dieta e salute cerebrale.