Carenza di vitamina D: benefici antinfiammatori da supplementazione in soggetti sani

18 Gennaio 2023

La supplementazione con colecalciferolo, in soggetti sani, giovani, ma carenti di vitamina D, determina una riduzione significativa della concentrazione ematica di molecole e citochine con azione pro-infiammatoria. Questa la conclusione di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori veronesi, pubblicato di recente su Nutrients. Ne parliamo con uno degli Autori, Davide Bertelle, dell’unità di Reumatologia presso l’Università di Verona.

Dr. Bertelle, da quali premesse nasce l’idea del vostro studio?

Negli ultimi anni si è sviluppato un crescente interesse nei confronti della vitamina D, che sappiamo bene essere un elemento chiave nell’omeostasi del metabolismo fosfo-calcico e nel mantenimento della salute ossea, ma i cui effetti pleiotropici sconfinano anche in diverse altre funzioni dell’organismo, come ad esempio quella immunomodulatoria.

In questo contesto diventa quindi interessante capire quali possano essere gli effetti della supplementazione con colecalciferolo, non solo in pazienti malati ma anche nei soggetti sani e carenti di vitamina D, per indagarne il possibile ruolo di prevenzione nei confronti di alcune malattie come quelle di natura autoimmune. Proprio da questa premessa è nato il nostro lavoro, che parte dal disegno più ampio di andare a valutare le caratteristiche farmacocinetiche, farmacodinamiche e gli effetti della terapia con colecalciferolo su alcune citochine coinvolte nella cascata infiammatoria, verificando le possibili differenze tra i diversi regimi di supplementazione di più largo impiego nell’attuale pratica clinica, vale a dire quello quotidiano, quello settimanale e quello bisettimanale.

Che tipo di analisi avete condotto?

Abbiamo arruolato 75 soggetti sani, carenti di vitamina D, ovvero con livelli ematici di colecalciferolo inferiori a 20 nm/ml; quindi, li abbiamo divisi in tre gruppi di 25 pazienti ciascuno. Ciascun gruppo ha avviato un regime di supplementazione quotidiano o settimanale o bisettimanale per 12 settimane. All’avvio della terapia e, in seguito, ogni quattro settimane, per un totale di quattro mesi di follow-up, abbiamo effettuato un prelievo a questi soggetti per valutarne i livelli delle citochine infiammatorie sia al basale, sia nel corso della supplementazione, confrontandone valori assoluti e l’andamento nel tempo tra i tre gruppi. Le molecole su cui ci siamo concentrati sono il Tnf-alfa e diverse interleuchine, tra cui Il-6, 8, 10, 17A e 23, tutte coinvolte a diversi livelli nelle cascate immunitarie dell’organismo e in parte nella patogenesi di alcune patologie reumatiche. 

Quali evidenze sono emerse dall’analisi dei dati?

Non abbiamo osservato significative differenze dal punto di vista statistico tra i livelli di citochine tra i tre gruppi con i diversi regimi di supplementazione, né all’inizio del trattamento, né tantomeno nel corso dei quattro mesi di terapia. Considerando l’intera popolazione, invece, abbiamo osservato una significativa riduzione nel corso del tempo dei livelli di Interleuchina 6 e di Interleuchina 17A, specialmente ai prelievi alle settimane 8, 16 per Il-6 e alla settimana 4 per Il-17A.

Quali conclusioni se ne possono trarre?

La conclusione a cui questi risultati ci hanno condotto sta nell’aver dimostrato il fatto che in soggetti sani, giovani, ma carenti di vitamina D, la supplementazione con colecalciferolo, anche di solo poche settimane e indipendentemente dal regime di somministrazione adottato, produce una riduzione significativa della concentrazione ematica di molecole e citochine per le quali è ampiamente riconosciuto un ruolo pro-infiammatorio. Questo corrobora il ruolo immunomodulatorio della vitamina D e il razionale del suo impiego tanto in soggetti malati quanti nei sani carenti. È interessante notare, inoltre come lo schema di somministrazione quotidiana abbia prodotto in questi soggetti un’esposizione assoluta maggiore alla vitamina D, nonostante una normalizzazione dei livelli sierici di colecalciferolo sia stata raggiunta rapidamente in tutti e tre i gruppi, senza grandi differenze.

Quali scenari si aprono su questo fronte e quali i filoni di ricerca più promettenti da indagare?

I nostri risultati alimentano, da un punto di vista fisiopatologico, le riflessioni nate già con lo studio Vital che ha osservato una riduzione dell’incidenza del 22% delle malattie autoimmuni in soggetti sottoposti a supplementazione con colecalciferolo e da cui la vitamina D è emersa con un possibile ruolo preventivo nei confronti di queste patologie. Anche in pazienti con patologie di interesse reumatologico e di natura infiammatoria bassi livelli di vitamina D sono stati osservati come strettamente associati all’attività e alla severità di malattia, e anche in seno alla pandemia da Sars-Cov2 una vitamina D scarsa è emersa come indice di outcome sfavorevoli, tanto che in alcuni lavori il ruolo immunomodulante del colecalciferolo ha portato a proporlo come add-on therapy in aggiunta alle terapie di fondo standard, talora anche con buoni risultati. Proprio qui si aprono gli scenari di ricerca più interessanti per il futuro: infatti, nonostante in generale sia ampiamente riconosciuta una correlazione tra carenza di vitamina D e la presenza di diverse condizioni patologiche, i possibili benefici di una indiscriminata supplementazione sistemica con vitamina D restano ancora poco chiari. La vitamina D, a oggi, è un caposaldo nel trattamento dell’osteoporosi, trova indicazione nei pazienti istituzionalizzati, nelle donne in gravidanza e in pazienti con alcuni disordini endocrinologici e di malassorbimento, ma la sfida per il futuro si gioca nel valutarne con studi longitudinali gli effetti di prevenzione e il potenziale ruolo terapeutico nelle patologie immunomediate e infiammatorie.

Nicola Miglino

 

 

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