L’Ecomenu di Greenpeace, tra buona salute e sostenibilità

10 Dicembre 2019

L'Ong ha messo a punto un decalogo di consigli su come mangiare bene nel rispetto dell’ambiente. “Oltre ai temi del gusto, della salute e della tradizione, c’è un altro argomento che è sempre più associato al cibo: quello dei cambiamenti climatici e della sostenibilità ambientale”, sottolinea l’associazione in un comunicato.

“Il sistema alimentare è responsabile di circa un quarto delle emissioni di gas serra, e questo “peso” è in particolare da attribuire alle diete più diffuse nei paesi ricchi, in cui è presente un elevato consumo di prodotti di origine animale e cibi ultra-processati. Le scelte alimentari che compiamo possono avere degli effetti a volte insostenibili. La fettina di carne comprata al supermercato sotto casa ha spesso una storia lunghissima da “raccontare”: per esempio è molto probabile che il mangime usato nell’allevamento intensivo da cui proviene contenga soia coltivata su un terreno deforestato dall’altro lato del mondo. Un bicchiere di latte o una braciola potrebbero raccontare quanto gas serra o quanto inquinamento atmosferico sono legati alla loro produzione. Non tutti sanno che, per esempio, gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di formazione di polveri sottili in Italia, più del trasporto leggero e dell’industria, e che il settore zootecnico contribuisce alla produzione di gas climalteranti quanto l’intero settore dei trasporti”. 

Ecco i dieci consigli dell’Ecomenu di Greenpeace:

  • Frutta e verdura: scegliere quella di produzione locale, di stagione, il più possibile biologica. Non porta residui di pesticidi a tavola e non danneggia l’ambiente.
  • Ridurre il consumo di carne e derivati: massimo due porzioni a settimana, con provenienza da allevamenti ecologici e produttori conosciuti direttamente.
  • Acquistare uova da allevamento biologico all’aperto, riconoscibili dal codice alfanumerico sul guscio che ha come primo numero lo 0.
  • Limitare il consumo di latte e derivati a 600 g a settimana, privilegiando latte e latticini provenienti da allevamenti ecologici.
  • Imparare a leggere l’etichetta per scegliere il pesce di stagione, locale e pescato in modo artigianale, piuttosto che quello allevato o pescato con metodi distruttivi.
  • No al sottocosto. Scegliere la qualità e non la quantità. Ogni prodotto ha una storia e, spesso, nel cibo sottocosto si tratta di una storia di sfruttamento dei lavoratori, aste al ribasso sui prezzi, uso massiccio di erbicidi, insetticidi, fertilizzanti.
  • Occhio alle mode: avocado, banana, ananas, quinoa e altri prodotti esotici hanno prezzi altissimi per il pianeta. Puntare su alternative locali ugualmente salutari
  • Imparare a conoscere le proteine vegetali, valida alternativa alla carne. Legumi, frutta secca e alcuni cereali ne sono ricchi.
  • Confezioni: preferire lo sfuso agli imballaggi
  • In guardia dal cibo industriale, ultra processato e confezionato, spesso con un basso valore nutrizionale.
  • Greenpeace, infine, ricorda il Piatto del mangiar sano, creato dagli esperti di nutrizione della Harvard T.H. Chan school of public health e dagli editori delle pubblicazioni Harvard health, è una guida per creare pasti salutari e bilanciati.

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