La dieta carnivore emerge come un regime alimentare restrittivo che esclude categoricamente tutti gli alimenti di origine vegetale, concentrandosi esclusivamente sul consumo di prodotti animali quali carne, pesce, uova, organi, grassi animali e, in alcune varianti, latticini.

La regolamentazione dei micronutrienti negli integratori alimentari in Europa è complessa per la mancanza di armonizzazione, alla ricerca continua di un equilibrio precario tra assunzione adeguata e rischi di eccessi. Una riflessione critica sull’argomento è comparsa di recente su Archives of medical science a firma di Franca Marangoni, Federica Fogacci, Arrigo Cicero e Andrea Poli. A parlarcene, Arrigo Cicero, presidente Sinut (Società italiana di nutraceutica).

Ciò che un tempo era un problema di smaltimento per l'industria olivicolo-olearia, oggi si trasforma in una risorsa preziosa. Un recente studio dell'Università di Teramo, guidato da Aldo Corsetti e presentato al recente congresso Sinu (Società italiana di nutrizione umana) di Salerno, ha dimostrato che dai sottoprodotti della produzione dell'olio d'oliva – in particolare dalla sansa denocciolata – è possibile ottenere un nuovo alimento a base vegetale con proprietà prebotiche e antinfiammatorie.

Gli europei sono consapevoli dell'importanza di uno stile di vita sano e sono disposti a intraprendere azioni individuali virtuose, come seguire corrette abitudini alimentari, piuttosto che ricorrere all’aiuto di integratori. Tuttavia, barriere significative – economiche, di tempo e di motivazione – insieme a comportamenti non salutari, impediscono a molti di tradurre la loro consapevolezza in azioni efficaci. Questo quanto emerge dallo STADA Health Report 2025, l’indagine annuale che quest’anno ha coinvolto 27 mila cittadini europei di 22 Paesi del nostro continente, presentata nei giorni scorsi a Berlino.

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