Micronutrienti negli integratori: regole europee da armonizzare

28 Giugno 2025

La regolamentazione dei micronutrienti negli integratori alimentari in Europa è complessa per la mancanza di armonizzazione, alla ricerca continua di un equilibrio precario tra assunzione adeguata e rischi di eccessi. Una riflessione critica sull’argomento è comparsa di recente su Archives of medical science a firma di Franca Marangoni, Federica Fogacci, Arrigo Cicero e Andrea Poli. A parlarcene, Arrigo Cicero, presidente Sinut (Società italiana di nutraceutica).

Prof. Cicero, qual è la sfida principale nella regolamentazione degli integratori alimentari a livello europeo?

Innanzitutto, completare il processo di omogeneizzazione delle regole vigenti in diversi paesi. Poi esisterebbe la sfida scientifica di accettare l'idea che alcuni integratori possano avere un’efficacia e non solo un effetto, dimostrata e che non tutta la popolazione è sana, ma questo non è al momento all'ordine del giorno

Cosa sono i Tolerable upper intake levels e perché sono importanti?

È il livello massimo di assunzione cronica giornaliera di un nutriente che è improbabile causi effetti negativi sulla salute in quasi tutti gli individui della popolazione generale. Vale per popolazioni sane, non per pazienti o persone con condizioni cliniche particolari. Non rappresentano un obiettivo di assunzione, ma un limite da non superare.

Come viene calcolato il limite massimo di micronutrienti negli integratori alimentari nell'attuale contesto normativo europeo?

I Tolerable upper intake levels, o ULs, vengono calcolati seguendo una metodologia rigorosa di valutazione del rischio, simile a quella utilizzata in tossicologia alimentare e ambientale. Il processo è generalmente articolato in quattro fasi principali, come definito da autorità internazionali come l’Institute of medicine e l’Efsa.

In primis si raccolgono tutti gli eventi avversi registrati in studi clinici, studi tossicologici su animali, studi osservazionali, case report. Poi si definisce il livello di riferimento tossicologico, come Noael (dose più alta alla quale non sono osservati effetti avversi]) o Loael (dose più bassa alla quale si osservano effetti avversi). Se i dati sono insufficienti, non viene stabilito un UL, come, per esempio, per molti fitocomposti o integratori erboristici.

Quindi si applica un Fattore di Incertezza, UF, per tenere conto delle variazioni individuali quali età, sesso, genetica, stato di salute e delle differenze tra specie, se i dati provengono da animali), tipicamente compreso fra 1 e 10. Per esempio: se il Noael è 1.000 mg/die e si applica un UF di 10 →UL = 1000 / 10 = 100 mg/die. Poi si valuta se i livelli usuali di assunzione nella popolazione si avvicinano o superano l’UL e si verifica se sono necessarie azioni regolatorie quali, per esempio, limitare fortificazioni o etichettatura obbligatoria per integratori). Un esempio: per la vitamina D, Noael: 250 µg/die (10.000 UI), UF: 2.5, UL = 250/2.5 = 100 µg/die (4000 UI).

Quali sono le critiche all'approccio precauzionale tossicologico, in particolare quello proposto dal BfR tedesco?

Il modello non adatto ai nutrienti essenziali, per i quali le esigenze possono aumentare in soggetti non sani o sottoposti a stress particolari, anche fisiologici, come l'attività fisica.  I fattori di sicurezza, spesso di 10 o 100, sono talvolta eccessivamente cautelativi. Questo può portare a UL molto bassi, al di sotto di dosi usate efficacemente in ambito clinico, per esempio per vitamina D, niacina, vitamina B6, col rischio di ostacolare l’uso terapeutico sicuro di integratori basato su evidenze. Poi vi è una scarsa distinzione tra effetti avversi lievi e seri, dove gli effetti lievi possono essere anche dovuti a eccipienti o comorbidità. Infine gli UL sono pensati per popolazioni sane, ma vengono spesso applicati rigidamente anche ai pazienti, dove un maggiore apporto può essere necessario o benefico. Non tengono conto della variabilità individuale: assorbimento, fabbisogno, genetica: pensiamo, per esempio, ai polimorfismi che aumentano il fabbisogno di folati o vitamina B12. Da qui, etichette che segnalano il superamento dell’UL possono allarmare senza giustificato motivo, scoraggiando integrazioni potenzialmente benefiche.

Perché la selezione della "popolazione di riferimento" è un aspetto critico nella definizione dei limiti massimi e quale gruppo è solitamente preferito?

Perché la popolazione di riferimento è una popolazione adulta sana, senza che la definizione di salute sia chiaramente precisata. Con il 40% della popolazione adulta con valori di pressione arteriosa subottimale, il 30% con una qualche forma di dislipidemia e/o sovrappeso, con 3 milioni di pazienti prediabetici/diabetici in Italia, senza considerare tutte le altre patologie croniche addominali, respiratorie, renali, neurologiche o artromuscolari in una popolazione prevalentemente anziana... chi sono i sani?

Gli alimenti fortificati o arricchiti contribuiscono significativamente all'assunzione totale di micronutrienti e al rischio di eccesso?

Sicuramente possono contribuire significativamente all'assunzione totale di micronutrienti, ma raggiungere eccessi è difficile, sia perché non tutto ciò che incluso in un alimento è biodisponibile e sia perché usualmente non vengono inclusi in alimenti nutrienti già ampiamente presenti in diete standard né con rischio tossicologico relativamente alto

Come si potrebbe migliorare il metodo per stimare i livelli massimi consentiti di micronutrienti negli integratori alimentari?

La parola d'ordine è sartorializzazione, ovvero non considerare gli esseri umani come fossero usciti da una fabbrica, ma come persone con diverse necessità per specifiche caratteristiche.

Quali sono le implicazioni di limiti massimi eccessivamente bassi per gli integratori alimentari?

Il rischio principale è che vengano messi in commercio integratori sottodosati non in grado di compensare deficit di intake con la dieta per problemi di aumentata necessità o per comorbidità dei soggetti. Gli esempi più eclatanti riguardano difficoltà masticatorie, digestive, di assorbimento. In questo modo, peraltro, si crea un precedente pericoloso di autorizzazione formale di commercializzazione di prodotti chiaramente inutili che non si comprende perché dovrebbero essere acquistati, spingendo poi il consumatore ad acquistare prodotti meno controllati sul mercato extra-Ue.

Nicola Miglino

 

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