L'invecchiamento della popolazione, particolarmente marcato nei Paesi occidentali e in Italia, ha determinato una crescente e urgente richiesta di competenze specialistiche in ambito geriatrico, gerontologico e biologico. Per rispondere a questa significativa esigenza del mondo del lavoro, il Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche (Dimec) dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna propone il corso di Alta Formazione in "Biologia e Medicina dell’Invecchiamento", in partenza nell'Anno Accademico 2025-2026. L'obiettivo è formare figure professionali capaci di garantire un invecchiamento sano, attivo e funzionalmente autosufficiente.
Una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of the american college of cardiology, ha messo in luce una sinergia preoccupante tra l'obesità e i determinanti sociali della salute (SDoH) sfavorevoli, un fenomeno definito come un "doppio rischio" che amplifica la mortalità prematura. Sebbene l'obesità sia un noto fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e la mortalità, la sua interazione cumulativa con lo svantaggio socioeconomico non era ancora stata sufficientemente esplorata.
Negli ultimi anni, l’asse intestino-rene è emerso come un elemento chiave nella fisiopatologia della malattia renale cronica, orientando la ricerca verso strategie nutrizionali mirate a modulare il microbiota e la produzione di tossine uremiche. In questo contesto, l’integrazione di fibre, e in particolare dell’amido resistente, sta suscitando crescente interesse per la sua potenziale capacità di interferire con i processi che contribuiscono alla progressione della patologia e alle sue complicanze. L’attenzione si concentra, in particolare, sulle tossine uremiche di origine intestinale, come l’indossile solfato e il p-cresile solfato, considerate mediatori importanti di infiammazione, danno cardiovascolare e peggioramento della funzione renale.
Una recente review, pubblicata su Nutrients, ha preso in esame il potenziale legame tra il consumo di frutti di bosco, come mirtilli e ribes nero, e la prevenzione dell’osteoporosi, concludendo che le evidenze scientifiche sono promettenti ma invitando anche a un notevole grado di cautela. La revisione ha integrato dati provenienti da studi sull'uomo, su animali e in vitro al fine di sintetizzare l'evidenza sul ruolo specifico dei polifenoli derivati dai frutti di bosco, in particolare gli antociani, nella modulazione del rimodellamento osseo. A parlarcene, Simone Perna, del dipartimento di Scienze per gli alimenti la nutrizione, l'ambiente, Università degli studi di Milano La Statale, prima firma del lavoro.