In Italia le allergie alimentari colpiscono il 6-10% dei bambini nei primi anni di vita e fino al 5% della popolazione adulta. Quella ai crostacei è la seconda causa di allergia alimentare primaria (13%). Rara, invece, l’allergia al pesce, ma è importante inquadrarla correttamente per evitare diete di eliminazione inappropriate. Per l’arachide, il fenomeno sembra concentrarsi prevalentemente nelle regioni settentrionali. Questi alcuni dei principali dati diffusi nei giorni scorsi dall’Associazione allergologi ed immunologi italiani territoriali ed ospedalieri (Aaiito), che ha voluto fare il punto su un argomento ritenuto vittima assai spesso di cattiva o fuorviante informazione sui media.
Impatto scarso e clinicamente poco significativo. Questo il giudizio finale sul ruolo che la dieta può giocare nella prognosi della malattia degenerativa osteoarticolare, secondo una review della letteratura condotta dall’European alliance of associations for rheumatology (Eular). Era il 2018 quando l’Eular decise di costituire un gruppo di lavoro volto a verificare quanto dieta, peso corporeo, attività fisica e consumo di alcol potessero avere ricadute sul quadro fisiopatologico ed è dei giorni scorsi la pubblicazione su Rmd Open, rivista del gruppo Bmj, dei risultati inerenti gli aspetti nutrizionali.
In collaborazione con Biocure
La relazione tra esercizio fisico e microbiota intestinale è da tempo sotto l’occhio attento dei ricercatori, per le implicazioni generali sulla salute e sulle performance degli atleti.
Il consumo di pesce in scatola riduce di oltre il 30% il rischio di insorgenza di tumore del colon-retto. A segnalarlo, uno studio, condotto dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano, nell’ambito delle attività dell’Italian institute for planetary health (Iiph, società consortile nata nel 2019 tra il Mario Negri e l’Università Cattolica del Sacro Cuore), in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, i cui risultati sono stati pubblicati su Nutrients.