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L'effetto di differenti approcci dietetici sulla MASLD: tra linee guida e pratica clinica

25 Settembre 2026

 

In collaborazione con l'Associazione medici endocrinologi (Ame)

Negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento della terminologia in ambito di patologia epatica, da NAFLD (steatosi epatica non alcolica) a MAFLD (steatosi epatica associata a disfunzione metabolica), fino alla più recente MASLD (malattia epatica associata a disfunzione metabolica) [1]. Per alcuni aspetti tali condizioni risultano sovrapponibili e l’insulino-resistenza ne rappresenta un importante fattore patogenetico [1].

Una delle armi terapeutiche per contrastare lo sviluppo e la progressione della MASLD è il calo ponderale: nello specifico, una riduzione di peso ≥5% o, preferibilmente, >10% permette di ottenere modifiche istologiche significative e una riduzione del rischio cardiovascolare [2].

Nelle linee guida congiunte della European Association for the Study of the Liver (EASL), European Association for the Study of Diabetes (EASD) e European Association for the Study of Obesity (EASO) viene definito un target di perdita di peso, sulla base del peso iniziale, per ridurre rispettivamente sia il grado di steatosi che di fibrosi [3]. Per ottenere il calo ponderale, in prima istanza, vengono consigliate sia la restrizione calorica che l’attività fisica e, per il primo tipo di intervento, vengono prese in esame diversi tipi di diete (low carb, digiuno intermittente, dieta mediterranea) [3].

Nei pazienti affetti da MASLD la restrizione calorica deve essere sempre consigliata, in particolare riducendo i grassi saturi, zuccheri semplici (soprattutto bevande con fruttosio), alimenti raffinati e preferendo grano integrale. Tra gli schemi alimentari che hanno dimostrato beneficio vi sono quelli ad alto contenuto in proteine e basso contenuto in carboidrati (30% proteine, 40% carboidrati e 30% grassi) e il digiuno intermittente. Tra i molti schemi dietetici proposti, tutte le linee guida consigliano la dieta mediterranea, poiché migliora i parametri cardiovascolari [2,4,5].In una review recente gli autori hanno valutato l’impatto di diversi modelli dietetici sugli outcomes metabolici di pazienti con MASLD e hanno rilevato che la dieta mediterranea e le strategie dietetiche basate sul digiuno intermittente riducono il peso corporeo, migliorano il controllo glicemico e controllano l’infiammazione cronica con effetto finale positivo sulla funzione epatica [6]. Inoltre, diete come la latto-ovo-vegetariana e la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) possono essere utili nella gestione della pressione arteriosa (fattore di rischio cardio-metabolico compreso nella definizione della stessa MASLD) [6].

Un ulteriore lavoro di review e metanalisi ha preso in considerazione l’effetto di diverse diete sia sulla MASLD che sulla MetALD, condizione nella quale – oltre all’impatto dei fattori cardio-metabolici – vi è anche il consumo alcolico [7]. Anche in questo caso la dieta mediterranea ha mostrato effetti positivi su markers surrogati di MASLD (transaminasi, stiffness epatica e quantitativo di grasso epatico valutato con risonanza magnetica); anche le diete basate sul digiuno hanno dimostrato un miglioramento dei valori di ALT e della stiffness epatica rispetto ai gruppi di controllo negli studi presi in esame [7].

In pratica clinica anche la prescrizione di una VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet), oggi meglio definita come VLEKT (Very Low Energy Ketogenic Therapy), trova spazio nel trattamento della MASLD.

Nel nostro Centro, il Professor De Pergola ha portato avanti per lungo tempo studi sulla MASLD e, tra questi, il suo interesse è stato rivolto anche agli effetti della VLEKT su questa importante problematica epatica.

In uno studio di intervento in pazienti ambulatoriali affetti da sovrappeso e obesità, la VLKET si è rivelata efficace non solo per migliorare la sindrome metabolica ma anche i parametri del Fibroscan e i valori del Fatty Liver Index, uno degli score validati per valutare la steatosi epatica [8]. Nello specifico, dopo 8 settimane di VLKET i pazienti presentavano livelli significativamente più bassi di CAP (Controlled Attenuated Parameter), un parametro che stima la quantità di grasso intraepatico al Fibroscan [8]. Inoltre sempre il nostro gruppo ha dimostrato, in una popolazione più numerosa, che l’utilizzo della VLKET per 8 settimane ha un effetto maggiore nel migliorare sia la steatosi che la fibrosi epatica nei pazienti che presentavano forme più severe di queste condizioni [9]. Inoltre, sono stati pubblicati anche alcuni dati sulle differenze di genere sia sulla prevalenza di MASLD che sull’eterogeneità di risposta di questa condizione ad un trattamento con VLKET: in merito a quest’ultimo punto, sempre un nostro studio su pazienti obesi e sovrappeso ha dimostrato che gli uomini presentavano maggiori livelli di steatosi e fibrosi rispetto alle donne e che queste differenze persistevano dopo VLKET [10].

Si può concludere quindi che il calo ponderale è il pilastro sia della prevenzione che del trattamento della MASLD e che i dati disponibili in letteratura possono orientarci sul tipo di approccio dietetico da preferire in diverse categorie di pazienti.

Vincenza Di Stasi, Endocrinologo
Centro di Nutrizione Clinica per la Ricerca e la Cura dell’Obesità e delle Malattie del Metabolismo, IRCCS “Saverio De Bellis”, Castellana Grotte, (BA).

 

 

Bibliografia

  1. Di Stasi, V., Maseroli, E., De Pergola, G. et al. (2025) Da NAFLD a MASLD: pillole per endocrinologi. L'Endocrinologo 26, 27–34.
  2. Rinella ME, Neuschwander-Tetri BA, Siddiqui MS, et al. (2023) AASLD Practice guidance on the clinical assessment and management of nonalcoholic fatty liver disease. Hepatology 77(5):1797–1835.
  3. European Association for the Study of the Liver (EASL), European Association for the Study of Diabetes (EASD), European Association for the Study of Obesity (EASO), Tacke F, Horn P, Wai-Sun Wong V, et al. (2024) EASL-EASD-EASO clinical practice guidelines on the management of metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease (MASLD). Obes Facts 17(4):374–444.
  4. Steatosi epatica non alcolica 2021 - Linee guida per la pratica clinica dell'Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), della Società Italiana di Diabetologia (SID) e della Società Italiana dell'Obesità (SIO). Sistema Nazionale Linee Guida Roma, 18 marzo 2022.
  5. Cusi K, et al. (2022). American Association of Clinical Endocrinology clinical practice guideline for the diagnosis and management of nonalcoholic fatty liver disease in primary care and endocrinology clinical settings. CoSponsored by the American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD). Endocr Pract, 28: 528- 62.
  6. Jurek JM, Zablocka-Sowinska K, Clavero Mestres H et al. The Impact of Dietary Interventions on Metabolic Outcomes in Metabolic Dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease (MASLD) and Comorbid Conditions, Including Obesity and Type 2 Diabetes. Nutrients. 2025 Apr 3;17(7):1257.
  7. Stern UM, Wagenpfeil G, Weber SN et al. The impact of dietary interventions on liver health biomarkers in individuals with metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease (MASLD): a systematic literature review and meta-analysis of randomized controlled trials. Eur J Nutr. 2026 Feb 14;65(2):58.
  8. Rinaldi R, De Nucci S, Castellana F et al. The Effects of Eight Weeks' Very Low-Calorie Ketogenic Diet (VLCKD) on Liver Health in Subjects Affected by Overweight and Obesity. Nutrients. 2023 Feb 6;15(4):825.
  9. Sila A, De Nucci S, Bonfiglio C et al. Higher-Level Steatosis Is Associated with a Greater Decrease in Metabolic Dysfunction-Associated Steatoic Liver Disease after Eight Weeks of a Very Low-Calorie Ketogenic Diet (VLCKD) in Subjects Affected by Overweight and Obesity. Nutrients. 2024 Mar 18;16(6):874.
  10. Rinaldi R, De Nucci S, Donghia R et al. Gender Differences in Liver Steatosis and Fibrosis in Overweight and Obese Patients with Metabolic Dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease before and after 8 Weeks of Very Low-Calorie Ketogenic Diet. Nutrients. 2024 May 8;16(10):1408.
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