Pediatria, quando la nutrizione diventa terapia: dal fegato grasso al Crohn

02 Ottobre 2026

Non più soltanto prevenzione, ma una vera componente della terapia. È il ruolo che la nutrizione sta assumendo sempre più nella gastroenterologia pediatrica, dalla steatosi epatica associata all'obesità alle malattie infiammatorie croniche intestinali. Al XXXIII Congresso nazionale Sigenp (Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica), tenutosi di recente a Genova, il focus è stato sulla possibilità di intervenire attraverso alimentazione e strategie nutrizionali per modificare il decorso della malattia già in età evolutiva.

La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (Masld) interessa il 2-3% della popolazione pediatrica, ma la prevalenza sale a circa un bambino su tre tra quelli con sovrappeso o obesità. È spesso asintomatica e proprio per questo può essere sottovalutata. La progressione della malattia può accompagnarsi nel tempo a complicanze metaboliche, tra cui diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, fino alle forme più avanzate di malattia epatica.

“A oggi nessun farmaco è approvato specificamente per la steatosi in età pediatrica”, ha sottolineato Emanuele Nicastro, Università dell'Insubria-Ospedale Del Ponte di Varese. La ricerca si sta concentrando anche sui farmaci utilizzati per il trattamento dell'obesità, in particolare sugli agonisti del recettore GLP-1. Negli adolescenti con obesità, semaglutide ha determinato una riduzione dell'indice di massa corporea del 16% rispetto allo 0,6% del placebo.

Si tratta però di un ambito ancora in evoluzione. Restano da definire soprattutto sicurezza ed efficacia nel lungo periodo, oltre alla gestione del recupero ponderale dopo la sospensione del trattamento. Per la Masld pediatrica, quindi, alimentazione, attività fisica e controllo del peso rimangono elementi centrali.

Ancora più diretto è il ruolo della nutrizione nelle malattie infiammatorie croniche intestinali. Nel Crohn pediatrico, la nutrizione enterale esclusiva rappresenta infatti una terapia consolidata per indurre la remissione. Per alcune settimane una formula nutrizionale completa sostituisce tutti gli alimenti e può consentire di ridurre l'infiammazione senza ricorrere inizialmente ai corticosteroidi.

“In una coorte nazionale di 649 bambini con nuova diagnosi di Crohn, il 77% ha seguito la nutrizione enterale esclusiva”, ha spiegato Massimo Martinelli, Centro di riferimento regionale per le Mici dell'Università Federico II di Napoli. Il limite principale resta l'aderenza, soprattutto nell'adolescente.

Da qui l'interesse per approcci meno restrittivi, come la Crohn's disease exclusion diet, basati sull'esclusione di specifici alimenti e sul consumo di cibi solidi. Nelle forme lievi-moderate può rappresentare un'opzione più accettabile rispetto alla nutrizione enterale esclusiva.

Nel mantenimento, tuttavia, la prudenza è d'obbligo: le evidenze a lungo termine sulle diete restrittive sono ancora limitate e una restrizione prolungata può favorire carenze nutrizionali o un rapporto problematico con il cibo. (n.m.)

 

Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…